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L'America precipita nell'incubo del passato, torna la paura post 11 settembre

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L'America precipita nell'incubo del passato, torna la paura post 11 settembre

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Come in un brutto remake, gli Stati Uniti tornano a vivere giorni di allarme e confusione che sembravano appartenere al passato. A Boston, un evento sportivo si muta in tragedia, l’ennesima in un paese in cui ogni anno si commemorano nuove vittime di stragi, non solo terroristiche. E nel macabro elenco degli attentati, questo è il più grave dopo l’11 settembre 2001.

Poche ore dopo le bombe, un incendio nella biblioteca John F. Kennedy, sempre a Boston. La pista terroristica è presto esclusa, ma la paura si diffonde.

La Casa Bianca pubblica la foto che ritrae il presidente Obama mentre viene informato dell’accaduto dall’Fbi. Il suo primo intervento televisivo lascia trasparire la tensione per una minaccia che resta ancora oscura. Barack Obama: “Non sappiamo ancora chi ha fatto tutto questo né perché. Ed è bene non saltare alle conclusioni, prima di conoscere i fatti. Ma una cosa è certa: troveremo i responsabili e capiremo perché lo hanno fatto”.

Nessuna organizzazione rivendica le esplosioni di Boston. Gli inquirenti si affannano nella ricerca di indizi che possano delineare una pista attendibile. Le foto pubblicate dalla polizia mostrano i resti di ordigni rudimentali, ma efficaci. Secondo l’Fbi, sono congegni che si possono assemblare in casa, seguendo le istruzioni trovate su internet. Bastano una pentola a pressione riempita di biglie mettaliche, una batteria e un timer. Come nell’attentato sventato a Times Square, il primo maggio 2010.

Il giorno successivo, Obama è più esplicito sulla natura di quello che è successo: “E’ stato un atto odioso e codardo. E sulla base delle informazioni raccolte, l’Fbi ha aperto un’inchiesta per terrorismo. Quando si usano bombe per colpire civili innocenti, è sempre un atto di terrorismo”.

A rendere il momento ancora più caotico, martedì viene intercettata una lettera indirizzata al senatore repubblicano Roger Wicker contenente ricina, una sostanza altamente tossica. Spedita probabilmente da Menphis, Tennessee, ricorda le missive all’antrace che fecero cinque vittime dopo gli attentati dell’11 settembre.

A washington si diffonde un clima di isteria collettiva. Shennel Antrobus, portavoce della polizia: “La sola cosa che posso dirvi è che stiamo indagando su alcune lettere sospette… non posso aggiungere altro”.

Altre lettere vengono analizzate e risultano inoffensive. Non però quella rivolta a Obama, che contiene la stessa sostanza tossica. Nessun legame con i fatti di Boston, secondo gli inquirenti, ma l’incubo in cui l’America si dibatte non è ancora finito.