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In Palestina il "Giorno dei prigionieri", per Samir che rischia la vita

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In Palestina il "Giorno dei prigionieri", per Samir che rischia la vita

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È il giorno dei prigionieri in Palestina, che ogni anno viene dedicato ai connazionali che si trovano nelle carceri israeliane.

Sono circa 4.800 in tutto. Un migliaio sono i detenuti nel campo di Ofer, che alcuni manifestanti hanno provato ad attaccare.

Per i palestinesi i prigionieri sono degli eroi della lotta per il riconoscimento della Palestina come nazione indipendente.

Come Samer al-Issawi, 34 anni. Arrestato una prima volta 11 anni fa, durante la seconda Intifada, fu rilasciato nell’ottobre 2011 nell’ambito di un accordo tra Hamas e Israele. Fu arrestato una seconda volta a luglio 2012, accusato di aver violato le condizioni per il suo rilascio. Poco dopo ha cominciato uno sciopero della fame che lo ha ridotto al peso di appena 42 chilogrammi.

La drammatica testimonianza della madre: “Vorrei che tutti i prigionieri venissero rilasciati. Specialmente mio figlio Samer, che rischia la morte in ogni momento. Non c‘è una legge al mondo che impedisca a una madre di far visita a suo figlio prigioniero, che è in sciopero della fame da 271 giorni ed è in pericolo di vita”.

Due palestinesi sono morti nelle carceri israeliane quest’anno e le autorità del Paese ebraico vogliono evitare un nuovo episodio che scatenerebbe nuova rabbia nella Striscia di Gaza. Hanno proposto il trasferimento di Samer in un Paese membro delle Nazioni Unite, ma lui stesso ha rifiutato l’esilio. Tel Aviv accusa i palestinesi di essere alla ricerca, invece, di un nuovo episodio che esasperi gli animi.