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Afghanistan, nuovo boom dell'oppio

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Afghanistan, nuovo boom dell'oppio

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La produzione di oppio in Afghanistan è destinata a crescere per il terzo anno di fila. Gli esperti dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la droga e il crimine (Unodc) mostrano un quadro drammatico: il mercato è fiorente, tanto da battere i numeri record di quando il Paese era dominato dai talebani.

“È una situazione molto preoccupante” spiega Ashita Mittal, vice delegato dell’Unodc. “In un mercato altamente speculativo, c‘è un incremento delle coltivazioni e l’Afghanistan rischia di diventare un ‘narco-Stato’, a meno che una strategia globale non venga applicata subito”.

Il governo afghano si adopera per distruggere le coltivazioni di papaveri. Ma è troppo poco, quando gli agricoltori stentano a trovare alternative per vivere.

“Il raccolto del grano – racconta un coltivatore di oppio -serve appena per mangiare. Non ci possiamo comprare abiti o altre cose, quello che ci serve per vivere. Quattro chili e mezzo di oppio valgono quanto cinque tonnellate di grano”.

Il ritiro delle truppe internazionali, previsto per il 2014, potrebbe portare un’ulteriore impennata del commercio criminale dell’oppio, i cui profitti restano per lo più in mano ai talebani. Gli studi Onu mostrano una correlazione tra l’andamento delle coltivazioni e l’insicurezza nel Paese, oltre che con la mancanza di politiche agricole di sostegno.