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Respinto il ricorso della tribù, all'asta gli oggetti sacri degli Hopi

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Respinto il ricorso della tribù, all'asta gli oggetti sacri degli Hopi

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Non è bastato l’interessamento di Robert Redford a salvare dalla vendita le maschere della tribù Hopi. Un tribunale di Parigi ha respinto il ricorso di Survival International contro l’asta di questo venerdì, perché i reperti sono sacri per la tribù nativa americana.

“I giudici hanno dato il via libera alla vendita perché queste maschere, che sono sacre per gli Hopi, non sono corpi umani o resti di parti del corpo – spiega l’avvocato che ha presentato il ricorso, Pierre Servan-Schreiber – Secondo la Corte, solo in quei casi sarebbero state escluse dall’asta. Ma io non sono d’accordo”.

La tribù, che vive in Arizona, aveva chiesto a una casa d’aste francese di cancellare la vendita, poiché gli oggetti rappresentano una proprietà culturale degli Hopi.

“Questi oggetti sono sacri da circa 20 anni. Un tempo gli indiani Hopi vendevano quelle maschere – replica Gilles Neret-Minet, responsabile della casa d’aste parigina – Le abbiamo già viste a New York come parte della collezione di Andy Warhol. E all’epoca l’asta non fece tanto rumore”.

Datate tra il quindicesimo secolo e il diciannovesimo secolo, queste maschere rappresentano l’eredità di una delle più importanti civiltà pre-colombiane. Le 70 opere in vendita hanno un valore compreso tra i 600.000 e gli 800.000 euro.