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Offshore Leaks: un database che fa impallidire Wikileaks

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Offshore Leaks: un database che fa impallidire Wikileaks

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2,5 milioni di file, 30 testate internazionali e 86 giornalisti in tutto il mondo. Sono alcune delle cifre della maxi-inchiesta denominata ‘Offshore Leaks’. Nel database sarebbero contenuti circa 130mila nomi di imprenditori, politici e aziende che avrebbero nascosto tesori immensi nei paradisi fiscali.

“È solo l’inizio – precisa Catherine Boss, giornalista del Sonntagszeitung – Abbiamo spulciato circa il 10% del materiale riguardante uomini e donne d’affari svizzeri. E continueremo a lavorarci sopra”.

Il database fa impallidire Wikileaks. Il volume dei dati raccolti sarebbe infatti 160 volte superiore a quelli pubblicati nel 2011 da Julian Assange. Ed è evidente la spaccatura tra le diverse classi sociali.

“I mega ricchi – spiega ai microfoni di euronews Michael Hudson, dell’ICIJ, il consorzio indipendente di giornalismo investigativo con sede a Washington da cui tutti è partito – hanno molte scelte su come organizzare la loro vita finanziaria mentre in tutto il mondo il cittadino medio ha poche scelte e deve pagare di più e vivere con sempre meno servizi nel proprio Paese d’origine a causa del drenaggio dei fondi dal Tesoro dello Stato”.

La spaccatura tra classe politica e cittadini sta già avvenendo in Francia, dove il consenso del presidente François Hollande sta precipitando dopo la notizia che il tesoriere della sua campagna elettorale Jean-Jacques Augier ha investito denaro alle isole Cayman. Difficile far digerire ai propri elettori tagli ai servizi e allo stato sociale e aumenti delle tasse, mentre i più ricchi continuano a trarre profitto, anche dalla crisi.