ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Offshore Leaks, a nudo gli evasori fiscali

Lettura in corso:

Offshore Leaks, a nudo gli evasori fiscali

Dimensioni di testo Aa Aa

Sollevato il velo sul mondo opaco dei paradisi fiscali. Il Consorzio internazionale di giornalismo investigativo ha infranto i segreti di oltre 120 mila società offshore e trust e di circa 130 mila individui, in oltre 170 Paesi. Pubblicati anche alcuni nomi, altri ancora saranno svelati, promette il consorzio.

Nella lista compaiono Maria Imelda Marcos, figlia del dittatore filippino, la baronessa spagnola Carmen Thyssen-Bornemisza, il primo ministro georgiano Bidzina Ivanishvili, la marina mercantile iraniana, la statunitense Denise Rich, ex moglie del trader graziato da Clinton, Jean-Jacques Augier, tesoriere della campagna presidenziale di Hollande, Olga Shuvalova, consorte del vicepremier russo Igor Shuvalov, l’avvocato canadese Tony Merchant, marito di una senatrice, l’ex ministro delle Finanze della Mongolia Bayartsogt Sangajav e le figlie del presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev.

Quindici mesi di indagini hanno rivelato che accanto a transazioni legali, esiste il segreto del mondo offshore, dei paradisi fiscali che permette all’evasione e alla corruzione politica di svilupparsi.

Spesso accusata di ermetismo, la Svizzera ha reagito con sollievo. Solo lo 0,05 per cento dei casi sono stati registrati in questo Paese.

“Queste rivelazioni dimostrano che la nostra politica sul mercato finanziario è sul giusto binario”, afferma Mario Tuor, portavoce del segretario di Stato alle questioni finanziarie internazionali elvetico. “Noi non vogliamo denaro esente da imposte in Svizzera, non vogliamo denaro criminale. Speriamo che si possa percepire che la Svizzera fa davvero qualcosa per raggiungere questo obiettivo. Forse altri mercati finanziari fanno meno e dovrebbero essere obbligati a implementare misure simili a quelle svizzere”.

La Commissione Europea ha esortato i Paesi membri a occuparsi maggiormente di evasione fiscale. “Per la Commissione Europea non deve esserci compiacenza nei confronti di società, individui o Paesi terzi che aggirano le leggi europee o le leggi nazionali per organizzare frodi fiscali”, ha affermato il portavoce della Commissione.

La Commissione ha ricordato che l’evasione fiscale costa oltre mille miliardi di euro all’anno all’Unione Europea. Secondo il Tax Justice Network, i paradisi fiscali contengono tra i 15 400 miliardi di euro e i 23 mila miliardi.

Un’emorragia per gli Stati e per l’economia che il G20 nel 2009 si era impegnato a bloccare, in seguito alle derive della finanza che avevano provocato la crisi.
“Abbiamo convenuto che sarà posto fine ai paradisi fiscali che non trasferiscono informazioni su richiesta”, aveva detto il britannico Gordon Brown. “Il segreto bancario del passato deve terminare. Siamo d’accordo su criteri severi e su sanzioni per coloro che non si conformeranno”.

Quattro anni dopo, la svolta annunciata è ancora attesa. Arriverà con il prossimo G8 di giugno nel Regno Unito?

Euronews ha incontrato a Washington Michael Hudson, che fa parte del Consorzio internazionale di giornalismo investigativo che ha realizzato questa inchiesta storica.

“Come prima cosa abbiamo dovuto analizzare i dati, passarli tutti al setaccio e ordinarli. Sono i giornalisti sul posto a conoscere i protagonisti, le leggi, la storia ed è molto importante averli lì. Ed è quello che noi abbiamo fatto”.
“Le scoperte sono state sorprendenti. Molti di questi mega-ricchi usano i loro conti offshore per comprare yacht, ville e gioielli. Ma la cosa che veramente mi ha sorpreso di più è che molti super-ricchi sono collezionisti d’arte. Abbiamo trovato documenti sulla vendita e sull’acquisto di un Van Gogh”.
“È necessario un lavoro di trasparenza, le persone hanno il diritto di sapere che cosa sta succedendo perché il drenaggio di queste ricchezze verso i paradisi fiscali ha conseguenze sulla vita della classe media nei Paesi d’origine”.
“I mega-ricchi hanno molte scelte rispetto a come organizzare le proprie finanze mentre il cittadino medio in tutto il mondo ne ha molte meno e finisce per dover pagare di più o è costretto a vivere con meno servizi nei suo Paese d’origine a causa di questo enorme drenaggio di tesori.