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Lo scandalo dei paradisi offshore minaccia i grandi evasori
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Per i grandi evasori minaccia di essere la madre di tutti gli scandali. Un’inchiesta dell’International Consortium of Investigative Journalists (Icij) di Washington sta per sollevare il velo sui paradisi fiscali creati da politici e uomini d’affari di tutto il mondo: si parla di due milioni e mezzo di carte segrete relative a migliaia di società offshore.

Attraverso 30 testate internazionali, è in corso di pubblicazione un primo elenco di 130mila correntisti. Tra questi si contano 4mila americani, 200 italiani e molti altri dal Azerbaijan, Russia, Canada, Pakistan, Filippine, Thailandia, Canada e Mongolia. Compaiono Jan-Jacques Augier, tesoriere della campagna presidenziale dell’inquilino dell’Eliseo François Hollande, il presidente dell’Azerbaijan e la sua famiglia, l’ex first lady filippina Imelda Marcos, l’ex ministro delle Finanze mongolo, la moglie del vicepremier russo, fino alla collezionista d’arte spagnola baronessa Carmen Thyssen-Bornemisza.

In ambito italiano, il settimanale L’Espresso, media partner dell’operazione, riporta i nomi di Gaetano Terrin, ex commercialista dello studio Tremonti e custode di un trust delle Isole Cook; Fabio Ghioni, hacker dello scandalo Telecom, indicato come beneficiario da una società offshore nelle Isole Vergini; un complesso sistema finanziario legato a tre famiglie lombarde di imprenditori e gioiellieri; infine, un trust che riporta come direttori i commercialisti milanesi Oreste e Carlo Severgnini, che hanno incarichi professionali nei più importanti gruppi italiani.

La storia di questa inchiesta giornalistica comincia un anno fa, quando venne recapitato in forma anonima a un indirizzo australiano un disco rigido contenente 2,5 milioni di file. Il disco è stato poi trasmesso all’Icji che ha analizzato i milioni di dati che conteneva tra contratti, fax, copie di passaporti, e-mail, corrispondenza bancaria. Tutti provenienti da due società specializzate in domiciliazioni offshore: Commonwealth Trust Limited, delle isole vergini britanniche, e Portcullis Trustnet, con base a Singapore, operativa alle isole Cayman, isole Cook e Samoa, tutte giurisdizioni offshore fra le più opache al mondo.

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