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Spagna, l’imputazione dell’Infanta un segno dell’indipendenza della giustizia
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In Spagna, i cittadini sono uguali di fronte alla legge, compresa la figlia del re. L’imputazione a carico di Cristina di Borbone nel caso Noos sembra confermare questo principio iscritto nella costituzione spagnola. E lo stato di diritto, è davvero più importante dei privilegi della Casa reale? Ne parleremo più tardi con il nostro ospite. Ma prima, uno sguardo ai fatti.

Per la prima volta un parente diretto dei reali di Spagna finisce in un’inchiesta penale. L’Infanta Cristina, figlia secondogenita del re Juan Carlos, è indagata per corruzione a Palma de Maiorca.

Dovrà comparire in aula il 27 aprile per chiarire il suo ruolo nello scandalo dell’appropriazione indebita di fondi pubblici per sei milioni di euro della Fondazione Noos, che vede imputati il marito Inaki Urdangarin e il suo ex socio in affari, Diego Torres.

È stato quest’ultimo a tirare in ballo la principessa, mettendo a disposizione degli inquirenti una serie di e-mail in cui il duca di Palma spiegava a sua moglie gli affari della Noos.

Secondo Torres, tutta la Casa Reale “conosceva, protesse e favori’” l’attività della Fondazione. Un’importante riunione si svolse addirittura nel palazzo della Zarzuela, residenza privata del re.

Beatriz Beiras, euronews: E’ in collegamento con noi Antonio Torres del Moral, che si trova a Madrid. Signor Torres, lei insegna Diritto costituzionale all’Università nazionale di Educazione a distanza di Spagna. Che cosa significa in concreto l’imputazione per “cooperazione necessaria” a carico dell’Infanta Cristina? Cosa accadrà il 27 aprile quando comparirà davanti al giudice?

Antonio Torres del Moral: Non possiamo anticipare gli avvenimenti perché, da qui al 27 aprile, l’Alta Corte potrebbe pronunciarsi sul ricorso presentato dal procuratore contro l’imputazione decisa dal giudice istruttore. Ma supponiamo che la Corte confermi l’imputazione: questo significa che l’Infanta Cristina dovrebbe rispondere alle domande del giudice. Forse non le sarà richiesto di comparire in tribunale, potrà rispondere per iscritto compilando un questionario che le sarà presentato.

euronews: Cristina di Borbone è stata indagata nel caso Noos, come lo è stata la moglie del socio di Inaki Urdangarin, il marito dell’Infanta. E’ la prova che in Spagna tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge?

Antonio Torres del Moral: E’ la prova che la Giustizia funziona in modo accettabile, anche se non si può generalizzare dicendo che è sempre vero. Però, in questo caso, che era molto delicato e che aveva fatto dire spesso ad alcuni politici e ad alcuni media che questo momento non sarebbe mai arrivato perché la giustizia non è uguale per tutti, ebbene, in questo caso l’imputazione dimostra il contrario: anche la figlia di un re può essere indagata, con la possibilità di finire sotto processo, ma questo resta da vedere.

euronews: La Infanta Cristina è la settima in ordine di successione al trono. Il fatto che sia finita sotto inchiesta è senza precedenti per la monarchia parlamentare spagnola. Quali possono essere le conseguenze per la Corona come istituzione e per il re come capo dello stato?

Antonio Torres del Moral: “Da circa un anno o due a questa parte, diversi accadimenti hanno minato, diciamo così, la credibilità della monarchia e l’autorità che il re ha rivestito a partire dal 1975. E’ in atto uno svilimento dalle gravi conseguenze politiche per la monarchia e, di conseguenza, anche per la Spagna, perché la monarchia è la struttura dello stato spagnolo. Il re ha rivestito un’autorità e un prestigio enormi, a livello nazionale e internazionale. Credo che il prestigio internazionale sia ancora intatto. Ma all’interno della Spagna, mentre prima il re godeva di un’ampia accettazione, ora si mette in discussione la possibilità per lui di continuare il mandato.

euronews: Se fosse provato che il re era a conoscenza dei fatti, la legge spagnola prevede che un monarca possa essere chiamato a rispondere in tribunale?

Antonio Torres del Moral: No, la persona del re è considerata inviolabile e non responsabile, questo significa che non può comparire davanti ad alcun organo giudiziario. La giustizia è amministrata in nome del re, quindi non avrebbe senso che il re si sottomettesse e una giustizia amministrata a suo nome.

euronews: Pensa che sarebbe opportuno che il re comparisse davanti alle Cortes, davanti al parlamento, il luogo della sovranità nazionale, come lo richiedono alcune voci nella stampa spagnola?

Antonio Torres del Moral: Se il re ritiene necessario fare delle dichiarazioni, è normale che sia il più alto funzionario della Casa reale a farle, o la Casa reale come istituzione. La Casa reale può parlare a nome del re, ma il re non si presenta al parlamento per fare dichiarazioni, non risponde a domande e non si sottomette a un interrogatorio. Queste cose sono incompatibili con la democrazia: la democrazia è fatta così, se piace la si mantiene, altrimenti la si abolisce. Ma non si può avere una monarchia repubblicana. E’ un concetto incompatibile con quello di monarchia parlamentare.

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