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L’Affaire Cahuzac potrebbe far crescere l’estrema destra in Francia?

Un ministro del Bilancio, incaricato di rimettere in ordine i conti della Francia in un periodo molto difficile, colpevole di frode fiscale. Lo choc conseguente. Alla colpevolezza si aggiunge la menzogna. Jérôme Cahuzac per mesi ha negato con veemenza prima di confessare. Quali le conseguenze sul governo e sull’immagine della politica in generale? Ne parleremo con il nostro invitato, ma prima ricordiamo la vicenda.

La confessione di Jérôme Cahuzac ha scioccato la Francia e ha duramente minato l’idea di ‘Repubblica esemplare’ immaginata dal presidente François Hollande. Il ministro del Bilancio si è dimesso il 19 marzo, ammettendo di avere circa seicentomila euro su un conto all’estero non dichiarato. Uomo chiave del governo socialista, Jérôme Cahuzac si era dato come obiettivo, per il bilancio 2014, il risparmio di almeno cinque miliardi di euro e sei miliardi di nuove entrate. A scoprire il conto corrente il giornale online MediaPart che nel dicembre 2012 pubblica una registrazione di quattro minuti in cui una persona presentata come Jérôme Cahuzac dice queste parole: “Quello che mi preoccupa è che ho ancora un conto aperto presso UBS, ma non c‘è più niente laggiù, vero? Il solo modo per chiuderlo è di andare là?”

In seguito a questa pubblicazione Jérôme Cahuzac sporge denuncia per diffamazione e nega a più riprese, davanti alle telecamere a davanti ai deputati dell’Assemblea Nazionale francese, qualsiasi coinvolgimento: “Smentisco categoricamente, in toto e nei dettagli. Non sono io a parlare. Smentisco categoricamente le accuse contenute sul sito Mediapart, non ho, signori deputati, non ho mai avuto conti correnti all’estero, né ora né prima”.

Ma le analisi della polizia sulla voce si concludono e i sospetti si rafforzano. L’apertura di un’indagine preliminare contro ignoti porta alle dimissioni del ministro del Bilancio Cahuzac. Poi la confessione di colui che sosteneva di voler fare della lotta alla frode fiscale la sua priorità. Una confessione forse dettata dai rimorsi.

Sophie Desjardins, euronews:
“Christian Delporte, buongiorno. Lei è uno storico, specialista di storia dei mezzi di comunicazione e di comunicazione politica ed è qui con noi per cercare di spiegare i risvolti di questa vicenda. Per prima cosa, cosa pensare di questi quattro mesi di menzogne in cui l’ex ministro del Bilancio ha smentito con insistenza, ha fatto l’offeso e l’oltraggiato davanti ai suoi colleghi e i francesi?”

Christian Delporte:
“Lascerà parecchie tracce perché siamo nel pieno di una crisi del discorso politico, un discorso che in Francia ha già perso molto valore. Siamo in un momento di grande difficoltà, di crisi economica. Questo governo, con la campagna di François Hollande, avrebbe voluto moralizzare la politica ed è esattemente il contrario di quel che accade. Siamo sull’orlo di una crisi politica. Cahuzac non è un signor nessuno, è il ministro del bilancio, colui che avrebbe dovuto dare l’esempio, lottando contro la frode fiscale. Inoltre, in qualche modo, viene rimessa in causa la politica di rigore del governo nella misura in cui il ruolo di Cahuzac era stato enfatizzato. Lui era stato scelto per rassicurare i mercati e come spiegare ora ai francesi che occorre fare degli sforzi mentre chi è al vertice dello stato non ha rispettato la sua parola?”

euronews:
“Gli errori in politica non vengono accettati, soprattutto in tempi tanto difficili per le ‘persone normali’, ma le menzogne sono ancor peggio, agli occhi dei francesi e l’abbiamo visto nelle reazioni di questa mattina. Lei come se lo spiega?”

Christian Delporte:
“Le menzogne in politica sono qualcosa di abbastanza comune. I francesi sono convinti che gli uomini politici mentano loro in modo continuativo e in questo caso la prova passa attraverso la confessione stessa di un ministro. Una cosa abbastanza eccezionale”.

euronews:
“L’opposizione, la stampa e la gente oggi giocano al tiro a bersaglio contro la ‘repubblica irreprensibile’ che François Hollande voleva. Quale sarà l’impatto di questa vicenda sul governo e sul presidente?”

Christian Delporte:
“La vicenda arriva nel momento peggiore e cosa può fare il governo? Per prima cosa offendersi, spiegare che tutto questo non è stato altro che una vicenda personale che Jean Marc Ayrault non ne era a conoscenza, e lo stesso vale per il presidente della Repubblica. Ma nonostante tutto, anche se il presidente non era a conoscenza nel merito della vicenda, anche se pensava che Cahuzac non fosse colpevole, questo pregiudica l’autorità di un governo che, secondo i sondaggi, era già minata”.

euronews:
“Al di là di questa vicenda e di questo governo, le indagini, gli scandali si moltiplicano nella classe politica, con un senso che tutto sia ‘marcio’. Chi reclama trasparenza, e chi ne trae beneficio?”

Christian Delporte:
“I francesi chiedono effettivamente la verità ma penso che, in un certo senso, non ci credano più ed è questa la cosa più grave. Siamo
in una crisi politica ma al di là di questo viviamo una crisi morale della democrazia”

euronews:
“Ed è proprio questo l’oggetto delle mia prossima domanda. Il discredito della classe politica, è un fatto positivo per la democrazia?”

Christian Delporte:
“No, ovviamente. Non è un bene per la democrazia. Se oggi la vicenda Cahuzac tocca la sinistra, la destra è ugualmente toccata da altre vicende e di tutte queste vicende c‘è il rischio che se ne approfittino coloro che sostengono che tutta la classe politica è marcia e che occorre fare un’esperienza diversa. Molto presto ci saranno scadenze elettorali, nel 2014, e non stupirebbe che gli estremismi, e penso prima di tutto all’estrema destra, possano approfittarne”.

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