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Prestito Fmi all'Egitto: una strada tutta in salita

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Prestito Fmi all'Egitto: una strada tutta in salita

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Una riduzione del deficit di bilancio al 9,5% del Pil: è la prima indiscrezione che trapela dal piano economico presentato dal governo egiziano al Fondo Monetario Internazionale.

I funzionari sono arrivati in Egitto questo mercoledì: all’ottimismo del governo che preme per una conclusione rapida dei negoziati essi contrappongono il loro scetticismo, non fissando alcuna data. Sul tavolo ci sono i 4,8 miliardi di dollari necessari al Paese per salvare la sua economia.

Le riserve di valuta straniera basteranno a coprire le importazioni solo per altri tre mesi. La stretta sul credito – dopo l’aumento dei tassi di interesse da parte della banca centrale nel tentativo di difendere il valore in declino della sterlina egiziana – ha provocato tagli alle forniture di carburante, con ripercussioni sui servizi essenziali.

Anche per quanto riguarda il grano, di cui l’Egitto è il maggior importatore del pianeta, c‘è già stato un giro di vite: la speranza, per ora, è che un raccolto abbondante possa sfamare gli 84 milioni di abitanti.

A tutto questo si potrebbero aggiungere presto le condizioni per accedere al prestito, già richiesto per la prima volta a novembre e poi naufragato per via dello scontro politico interno tra la maggioranza guidata dai Fratelli Musulmani e l’opposizione.

Il Fondo monetario esige riforme serie, mirate alla crescita e al contenimento del deficit di bilancio che quest’anno potrebbe schizzare al 12,5%. Il che significherà alzare le tasse e fare numerosi tagli al generoso sistema di sussidi per il pane e il carburante che caratterizza il Paese.

Senza dimenticare il rinvio delle elezioni legislative a ottobre da parte del presidente Mursi: l’Fmi rischia di stringere un accordo che potrebbe essere rinnegato dopo pochi mesi. Per questo motivo ha avanzato una richiesta chiara: per le misure impopolari serve un ampio consenso politico tra le forze egiziane.