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Quale futuro per gli abitanti del nord del Kosovo dai negoziati a Bruxelles?
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La città kosovara di Mitrovica guarda al round negoziale di martedì a Bruxelles con evidente apatia. L’appuntamento è considerato decisivo dall’Unione europea per la normalizzazione dei rapporti tra Kosovo e Serbia. Ma nel luogo divenuto simbolo delle divisioni mai sanate tra serbi e kosovari di etnia albanese, le posizioni sono le stesse di sempre. Gli abitanti serbi, maggioritari al nord, rifiutano di riconoscere l’autorità di Pristina.

Gordana Djokovic, residente serbo di Mitrovica: “Questo territorio rimarrà serbo e noi non andremo da nessuna parte: Queste trattative non hanno alcuna importanza, noi rimarremo qui”.

Belgrado chiede che ai circa 50mila serbi del Kosovo sia riconosciuta un’ampia autonomia, di fatto esclusiva, in ambito di polizia, giustizia e infrastrutture.

Milan Ivanovic è presidente del Consiglio nazionale serbo: “Se cercheranno di imporci una soluzione diversa da questa, formeremo un’assemblea di municipalità serbe, non solo qui a nord, ma anche a sud del fiume Ibar”.

Nelle intenzioni dei serbi, questa associazione raggrupperebbe una decina di comuni: quattro nel nord del Kosovo e sei nel resto del paese. Secondo le autorità kosovare, sarebbe il preludio a una nuova partizione del paese. Non a caso, sabato scorso, duemila kosovari di etnia albanese hanno protestato a Mitrovica contro un eventuale accordo che conceda ai comuni serbi maggiore autonomia, temendo che il nord del paese torni sotto il controllo di Belgrado.

A poco sembrano essere servite le rassicurazioni del primo ministro kosovaro Hashim Thaci, venuto a incontrare i kosovari albanesi che abitano nei quartieri nord di Mitrovica: “L’associazione dei comuni serbi – ha detto – potrà essere creata dopo le elezioni comunali, dopo l’elezione dei sindaci. Ma questa associazione non avrà mai un potere legislativo o esecutivo, non sarà mai un organo di governo”.

Ali Kadrija, di etnia albanese, non lascerà il quartiere, qualunque sia l’accordo raggiunto a Bruxelles: “Non so che cosa ha in serbo il futuro, e non mi interesso di politica. Ma so una cosa: non intendo lasciare questo posto. Qualunque cosa succeda, io da qui non mi muovo”.

Per convincere Pristina e Belgrado a cooperare, Bruxelles punta sui negoziati di adesione all’Unione, che per la Serbia potrebbero aprirsi a giugno. Un processo che invierebbe segnali di stabilità agli investitori internazionali sul futuro della prima economia della regione.

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