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La Corea del Nord va alla guerra. Di propaganda

Retorica bellica, minacce, provocazioni, nuovi test nucleari. La Corea del Nord, regime totalitario, isolato dal resto del mondo, resta fedele a se stessa e non cambia registro da decenni ormai.
Ne parliamo con la nostra invitata fra qualche istante. Bisogna prendere queste minacce sul serio? Vediamo un riepilogo degli ultimi fatti.

I vertici militari della Corea del Nord hanno chiuso il canale di comunicazione con lo stato maggiore del Sud e avvisano: una guerra può scoppiare in qualsiasi momento.

Martedì Pyongyang ha pubblicato alcune foto del leader comunista Kim Jong-un alla guida di un ‘esercitazione militare e attarverso la televisione di Stato ha avvisato pubblicamente il Consiglio di sicurezza dell’Onu che la penisola coreana si trova in una situazione di guerra nucleare imminente in seguito alle provocazioni “di Stati Uniti e delle sue marionette sudcoreane”.

Le forze armate norcoreane sono in ‘‘assetto da combattimento’‘. Esercito e unità speciali sono pronti per ogni eventualità. La popolazione ha interiorizzato l’inasprimento della retorica bellica orchestrata dal regime comunista.

“Come possono i lupi yankees travestiti da uomini insultare il nostro leader supremo? Esercito e popolo tutti siamo pronti. Uno volta che il nostro comandante supremo Kim Jong Un ci darà l’ordine, distruggeremo i bastioni delle forze americane e li cancelleremo dalla faccia della terra”.

Per il momento i missili a raggio medio di Pyong Yang possono raggiungere le basi americane in Giappone e in Corea del Sud. Il Pentagono non sottovaluta le minacce nord coreane e rafforzerà il proprio scudo missilistico in Alaska entro il 2017.

Patrik Ventrelli, portavoce del dipartimento di Stato americano:

“Gli Stati Uniti sono assolutamente in grado di difendere il proprio territorio e quello degli alleati contro gli attacchi della Corea del Nord, ci impegnamo senza indugi a difendere la Corea del Sud e il Giappone”.

I nuovi venti di guerra tra le due Coree coincidono con il terzo anniversario dell’affondamento di una nave della marina sudcoreana nel Mar Giallo. Dove persero la vita 46 marinai sudcoreani.
Seul accusa Pyongyang, che respinge qualsiasi addebito.

“La Corea del Nord dovrebbe farla finita con gli armamenti nucleari e con le provocazioni diventando un membro responsabile della comunità internazionale. È il solo modo che ha di sopravvivere”.

Il terzo test nucleare fatto da Pyongyang, quello del 12 febbraio, ha prodotto nuove sanzioni Onu contro il regime comunista dell’estremo oriente asiatico.

Juliette Morillot, bonjour, giornalista della “Revue” mensile che esce oggi con l’ultimo numero consacrato alle problematiche nucleari in Iran e in Corea. Lei è un’esperta delal Corea dove peraltro ha vissuto.

Sophie Desjardin -Alle minaccia nordcoreane, in seguito a manovre congiunte di Stati Uniti e Corea del Sud, siamo abituati. Siamo meno abituati alle minacce dirette nei confronti del nemico americano. Non è così?

Juliette Morillot, giornalista di “Revue”

“È vero è piuttosto nuovo. Questa maniera che ha la Corea del Nord, da anni ormai, di alternare fasi di provocazione a fasi di ragionevolezza, e decide di ritornare al tavolo dei negoziati a 6 sulla denuclearizzazione, su garanzia cinese. In questo caso possiamo dire che sia passati a una fase successiva.

Da un lato c‘è un nuovo leader, ma ci sono nuovi leader in tutta quella zona, in Cina per esempio, c‘è una nuova presidente in Corea del Sud, un nuovo premier in Giappone. È importante dunque per Kim marcare il proprio territorio, anche se in questo caso è andato oltre, garzie all’uso sapiente che sa fare dei media. Ha bisogno di rafforzare il proprio potere e è andato un po’ troppo oltre . Resta da vedere che cosa questo comporterà.

-La Corea del Nord è completamente isolata, anche la Cina comincia a prendere le distanze, che cosa vuole il regime di Kim Jong-Un?

“Per la Cina, questo alleato così imprevedibile, risulta un po’ imbarazzante. LA Cina vorrebbe allinearsi con il resto delle nazioni internazionali ma allo stesso tempo non tradirà mai il suo alleato storico. D’altro lato, la Corea non lascerà che la Cina faccia imposizioni. Per cui penso che la Cina possa intervenire cercando di moderare i toni di Kim Jong-Un ma non potrà fare molto di più”.

- Che cosa ci guadagna Kim Jong-Un con queste provocazioni?

“Lo scopo è duplice: ce n‘è uno interno, voglio dire, a un anno dal suo insediamento Kim Jong-Un non è riuscito ancora a coinvolgere il suo popolo dietro un progetto comune e nel caso specifico nella lotta contro l’‘imperialismo americano.

Di fronte al mondo, Kim Jong-Un usa in modo sottile l’attuale status quo della regione e vuole un dialogo bilaterale con gli Stati Uniti.

. Quando parlo di status quo mi riferisco alle due Coree e al fatto che nessuno ha interessete alla loro riunificazione.

Dopo l’esempio della Germania, la Corea del Sud non vuole perdere l’attuale standard di vita, la Cina non ha nessun interesse a questa riunificazione, che comporta uno stato nuclearizzato e democratico alle porte di casa propria, il Giappone teme una riunificazione fatta sulla base di un sentimento anti-nipponico. Gli Stati Uniti, dal canto loro, non intendono perdere le basi che oggi sono minacciate, a Okinawa e a Guam, e anche in Corea del Sud, soprattutto di fronte alla potenza crescente che rappresenta oggi la Cina. Kim Jong-Un tiene conto di tutto questo con questa sua escalation bellica”.

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