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Durban, si tratta sulle dotazioni della banca dei BRICS. Accordo Cina-Brasile

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Durban, si tratta sulle dotazioni della banca dei BRICS. Accordo Cina-Brasile

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Saranno accomunati da un alto tasso di crescita ma per ora tra i BRICS – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – prevalgono le differenze. Di opinione, innanzitutto: hanno sì annunciato la creazione di una banca di sviluppo per il finanziamento congiunto di grandi progetti infrastrutturali. Ma su dove sorgerà tale istituzione e quanti soldi ci dovrà mettere ciascun Paese al vertice di Durban è ancora fumata rigorosamente nera.

Migliore fortuna ha avuto invece l’accordo triennale tra le due maggiori nazioni del gruppo, Cina e Brasile, impegnatesi per uno scambio di valuta da 30 miliardi di dollari l’anno da usare come paracadute commerciale in caso di nuove crisi.

Come spiega il capo della banca centrale brasiliana Alexandre Tombini: “L’idea dello scambio – dice – è fornire una linea di credito di ultima istanza per il finanziamento degli commerci bilaterali anche in condizioni più difficili per quel che riguarda i mercati finanziari globali.”

Comprensibile la volontà di proteggere l’asse commerciale: nel solo 2012 il valore totale degli scambi tra i due Paesi ha toccato quasi 59 miliardi di euro. Pechino sfrutta in particolare le miniere e le coltivazioni brasiliane, importando grandi quantità di ferro e soia. In cambio fornisce a Brasilia soprattutto elettronica, macchinari industriali e prodotti manifatturieri.

Ancora ignoti i settori coperti dall’accordo, che dovrebbe entrare in vigore nella seconda metà del 2013. L’obiettivo, però, è chiaro: affrancarsi dal dollaro. Proprio come la futura banca dei BRICS dovrebbe, nelle intenzioni dei promotori, soppiantare Banca mondiale e Fondo monetario internazionale, considerati emanazione degli Stati Uniti e degli altri Paesi avanzati.