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Fuoco di critiche sul Presidente dell'Eurogruppo per la gestione del caso cipriota

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Fuoco di critiche sul Presidente dell'Eurogruppo per la gestione del caso cipriota

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Nonostante l’Europa sia occupata a gestire crisi ormai da anni, la risposta a quella cipriota ha avuto un che di rocambolesco. Tra decisioni, smentite e piani B, il tutto condito da errori di comunicazione e reciproche accuse, la governance europea da questa storia esce un po’ ammaccata. E il capro espiatorio, per ora, è stato trovato soprattutto nel Presidente dell’Eurogruppo fresco di nomina, Jeroen Dijsselbloem, che molti, ora, accusano di non avere le spalle abbastanza larghe per un ruolo tanto importante.

Chantal Hughes, portavoce della Commissione europea:

“È una buona soluzione per lo specifico caso cipriota, ma non significa che sia un modello perfetto o che sarà riutilizzato”, così una portavoce della Commissione europea ha smentito l’idea, espressa da Djisselbloem in un’intervista e poi ritrattata, che la soluzione alla questione di Cipro potesse essere un esempio per le crisi future.

In ogni caso, dopo una settimana di agitazione sui mercati e nelle piazze, a prendere le redini sono stati i big di Banca centrale, Fondo monetario e istituzioni europee, in un negoziato di 12 ore che ha preceduto l’ultima riunione dell’Eurogruppo.

Daniel Gros, centro per gli studi politici europei:

“L’Eurogruppo non ha fatto altro che ricevere istruzioni dall’alto, e ha dovuto aspettare ore per avere indicazioni, e in condizioni difficili. Penso sia stato fatto un buon lavoro”.

Ci colleghiamo ora con Nicosia, dove è con noi Alekos Michaelides, Professore di Finanza all’Università di Cipro e collaboratore del Presidente Anastasiades, che ha accompagnato a Bruxelles durante le negoziazioni da cui è scaturito il piano definitivo per il salvataggio dell’isola.

euronews:

L’accordo finale è stato preso ai livelli più alti e l’Eurogruppo lo ha recepito. Pensa che l’Europa, col primo fiasco e poi questa seconda soluzione ancora più dura, abbia fallito a gestire la crisi cipriota?

Alekos Michaelides:

La crisi è iniziata a causa del taglio del valore dei titoli di Stato greci, che ha creato grossi problemi alle banche. Le decisioni della scorsa settimana hanno determinato la chiusura degli istituti di credito per una settimana, ma con l’accordo di domenica scorsa, spero che potremo uscire dalla crisi.

euronews:

Il ministro tedesco delle Finanze ritiene che Cipro non sia ancora completamente fuori dal rischio di bancarotta. Pensa che sia una sorta di pressione per poter chiedere ulteriori misure in futuro?

Alekos Michaelides:

No, io concordo con questa previsione. La situazione è difficile, in primis perché dobbiamo evitare la fuga dei capitali, e poi ci sarà un calo del prodotto interno lordo, e una crescita del debito. Dobbiamo vedere come il governo saprà affrontare le circostanze nei prossimi mesi.

euronews:

L’Europa ha punito Cipro per aver rifiutato il primo accordo dell’Eurogruppo?

Alekos Michaelides:

Da una parte sì, perché questa soluzione è più dura della precedente. La questione davvero spinosa è il trasferimento dei debiti contratti con la Banca centrale europea presso la Banca di Cipro. Ecco perché molti si lamentano dell’accordo.

euronews:

Quali saranno le conseguenze? La gente perderà il lavoro?

Alekos Michaelides:

Ci sarà un leggero aumento della disoccupazione per il solo fatto che la banca Laiki sarà liquidata e la gente che ci lavora perderà il proprio impiego.

euronews:

Sono state definite le perdite che subiranno i depositi superiori a 100mila euro presso la Banca di Cipro?

Alekos Michaelides:

No, non è ancora stato deciso con precisione, è una questione che fa parte delle negoziazioni e dei calcoli tra le due parti e che dovrebbe essere chiarita la prossima settimana.

euronews:

Il Presidente dell’Eurogruppo ha detto che questa soluzione potrà essere usata anche in altri casi. Pensa che Cipro sia stato un banco di prova, che sia stata la cavia su cui sperimentare?

Alekos Michaelides:

Forse è una parola troppo forte, sicuramente è logico che qualcuno subisca delle conseguenze quando una banca perde dei soldi. Innanzitutto gli azionisti, poi i possessori di titoli e ora i correntisti, anche se è importante che i depositi sotto i 100mila euro vengano protetti.

euronews:

Per quanto riguarda il futuro, quando le banche riapriranno, giovedì, cosa succederà? Quali sono i piani del governo, si riuscirà a evitare la fuga dei capitali?

Alekos Michaelides:

Se ne sta discutendo, ma in questo momento non c‘è ancora nulla da annunciare. Bisogna però chiarire esattamente quali operazioni si potranno effettuare, e quali no, quando le banche saranno nuovamente in funzione.