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Cipro: un accordo che rappresenta il male minore

Alla fine l’accordo è arrivato. Dopo la minaccia della Banca centrale europea di sospendere le forniture di liquidità d’emergenza, Cipro è riuscita a negoziare un salvataggio da 10 miliardi di euro con i creditori internazionali.

In cambio il Paese si impegna a mettere in campo una serie di misure: l’aumento delle tasse, le privatizzazioni e, soprattutto, una profonda ristrutturazione del suo ipertrofico settore bancario.

Il secondo istituto del Paese, Laiki Bank, verrà chiuso e gli obbligazionisti se ne assumeranno le perdite. I depositi sopra i 100 mila euro finiranno in un istituto creato ad hoc, una cosiddetta “bad bank”. Quelli al di sotto di tale cifra saranno invece trasferiti alla Cyprus Bank.

Punto centrale del nuovo piano è che saranno tutti i depositi sull’isola sopra i 100 mila euro fornire il contributo per il salvataggio. Ancora non si conosce l’aliquota, anche se un portavoce ufficiale ha parlato di circa il 30%.

Obiettivo: radunare i 5,8 miliardi di euro imposti come condizione dai creditori internazionali. In questo modo il debito del Paese non dovrebbe schizzare a livelli insostenibili. E al “bail out”, il salvataggio dall’esterno, si affiancherà il cosiddetto “bail in”, quello dall’interno.

Per approfondire le implicazioni di questo accordo, Euronews ha incontrato Daniel Gros, direttore del Centro studi politici europei di Bruxelles.

Isabel Marques da Silva, Euronews: “I mercati sembrano aver reagito bene all’accordo su Cipro, nonostante si sia scelto di non salvare una delle due banche più importanti del Paese. Cosa si deve imparare da questo accordo?”

Daniel Gros: “Credo si debba iniziare a comprendere che, se una banca è in difficoltà, il problema riguarda i creditori e non il governo. Questo è il principio che è stato affermato. E credo abbia senso. Per questo i mercati stanno reagendo bene.”

Euronews: “Il governo cipriota non è riuscito a evitare le fortissime perdite dei principali investitori privati, soprattutto russi. Ma esistono anche altri Paesi esposti verso l’estero allo stesso modo, ad esempio il Lussemburgo o la Slovenia. C‘é ancora un rischio di contagio?”

Daniel Gros: “No, il rischio di un contagio è abbastanza limitato. Il caso cipriota era davvero unico sotto molti aspetti. Il Lussemburgo ha molte banche importanti, la cui principale differenza da Cipro è che sono tutte gestite da altre banche dell’Eurozona. Il governo del Lussemburgo non sarà mai responsabile di quanto accade nel paese. I risparmiatori spagnoli o italiani non devono avere paura, non ci sarà nessun contagio.”

Euronews: “Ad ogni modo, pur trattandosi di una buona soluzione per la zona euro, le conseguenze per l’economia e i cittadini ciprioti saranno durissime. Tutti, compresa la Troika, si aspettano altissima disoccupazione, recessione e ancora austerità. Ha vinto ancora una volta il modello tedesco?”

Daniel Gros: “Se vogliamo si è trattato della soluzione migliore per i ciprioti. Con le perdite a carico dei creditori delle banche, i ciprioti non vedranno aumentarsi le tasse. Che l’economia sarebbe affondata e con essa l’occupazione era noto. Ma il punto è che il modello produttivo cipriota è stato distrutto e ci vorrà tempo per ricostruirlo.”

Euronews: “Per le strade, però, le persone sono arrabbiate e c‘è una nuova ondata anti-tedesca…”

Daniel Gros: “Credo che la responsabilità di tutto questo sia del Governo cipriota che ha dipinto la troika e il governo tedesco come i cattivi della situazione il cui unico interesse era impoverire le persone, mentre in realtà era il contrario.”

Euronews: “Intende dire che si sarebbe potuti giungere a un accordo già nel corso della prima riunione dell’Eurogruppo? Evitando i drammi e tutte le difficoltà?”

Daniel Gros: “Era necessario fare un po’ di teatro in modo che Cipro potesse affermare: ‘Possiamo dire no’. Sicuramente il Parlamento cipriota ha dato prova di essere in grado di opporsi. Ma poi ha pensato: ‘Se rifiutiamo i costi per la nostra economia saranno altissimi’. E alla fine ha accettato quella che può essere considerata la soluzione in grado di arrecare il minimo danno.”

Euronews: “Pensa che questo accordo sia importante anche per il futuro dell’unione bancaria? E su come i contribuenti percepiranno il modo in cui s’interviene in soccorso delle banche?”

Daniel Gros: “In futuro sarà la Banca Centrale europea a essere responsabile della supervisione. Avrà accesso a tutte le informazioni che in negoziati come questi sono fondamentali. Sarà a disposizione della troika e quindi finalmente i contribuenti potranno dire: a queste condizioni si può procedere all’unione bancaria perché i rischi per noi, ora sono davvero limitati.”

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