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Turchia: reazioni tra euforia e scetticismo alla tregua del PKK

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Turchia: reazioni tra euforia e scetticismo alla tregua del PKK

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Ai toni entusiastici della stampa fanno da contraltare la prudenza della politica e lo scetticismo della strada: in Turchia l’appello alla tregua da parte del leader del PKK Abdullah Öcalan, cui ha fatto seguito l’adesione da parte del leader militare del gruppo curdo, viene salutato da titoli come “Addio alle armi” e “È la primavera della Turchia”.
Dal 2005 si tengono sottotraccia negoziati di pace, nelle ultime settimane è emerso con chiarezza che il governo turco è pronto a fare concessioni ai curdi.

“Cosa resta del sacrificio dei nostri martiri? Adesso un prigioniero detta l’agenda politica turca, non lo possiamo accettare. Vogliamo la pace, ma non così. Ci sono tre martiri, nella mia famiglia”. Opinione di un passante ad Ankara, condivisa da molti in Turchia.

E nella regione curda c‘è poca fiducia rispetto alle istituzioni turche: difficile trovare una base di consenso per completare un processo che è molto intricato: non solo trattativa di pace, ma anche necessaria riforma istituzionale, come spiega una docente universitaria:

“A cominciare da oggi i principi dello Stato turco potrebbero cambiare. Si tratta di un processo di creazione di una nuova Costituzione. Nel processo di pace è coinvolto il Parlamento, che va in prima fila. Dunque questo processo di pace non sarà solo una creazione del partito di governo. Implicherà un cambiamento nei principi fondamentali dello Stato”.

Il corrispondente di Euronews:
“L’appello di Öcalan per la tregua ha generato ottimismo e speranza diffusi. Ma i nazionalisti sono sospettosi sul processo in corso, e aspettano di vedere risultati concreti”