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Turchia-PKK: inizia il percorso di pace

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Turchia-PKK: inizia il percorso di pace

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Il 2012 è stato un anno particolarmente sanguinoso per il sud est della Turchia.
Gli scontri tra l’esercito turco e i guerriglieri del PKK hanno fatto crescere la tensione nella regione a maggioranza curda.

A Cizre, nel novembre scorso, il funerale di un membro del PKK è sfociato in violenza.

Il conflitto tra lo stato turco e il PKK dura da 28 anni e ha fatto finora tra i 40 e i 45 mila morti. Malgrado i mezzi dispiegati, Ankara non è riuscita a mettere a tacere le proteste e tanto meno l’attività dei guerriglieri.

Il PKK, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, considerato un’organizzazione terroristica da Turchia, Stati Uniti e Unione europea, è stato fondato da Abdullan Ocalan nel 1978 per creare uno stato curdo indipendente nel sud est del Paese.

Stando a fonti interne conta 7000 guerriglieri e ha le proprie basi operative nel nord dell’Irak, dove i curdi sono maggioritari.

In Turchia rappresenta il 20% della popolazione, in tutto circa 12 milioni di persone, che vivono nel sud est del Paese.

Nel 1999, Ocalan è arrestato dai reparti speciali turchi in Kenya. Rappresenta il nemico numero uno di Ankara e come tale viene trattato.

Processato, è condannato a morte per tradimento. Pena commutata in ergastolo.

In passato, diverse tregue unilaterali decise dal Pkk non hanno portato a niente.

A ottobre dello scorso anno, il governo turco e il leader del PKK hanno iniziato negoziati diretti.

Lundi scorso, Ocalan invia un messaggio dal carcere dove è detenuto, nell’isola di Imarali. Il compito di annunciarlo spetta al leader del Partito della Pace e della democrazia, Partito pro-curdo.

Selahattin Demirtas:
“Il processo per arrivare a una soluzione sta prendendo una buona direzione. Il nostro obiettivo è la democratizzazione della Turchia . I nostri sforzi vanno in questa direzione. A questo scopo farò un appello, una dichiarazione storica il 21 marzo, nel giorno del Newroz”.

Un primo passo concreto: la liberazione di 8 ostaggi turchi, detenuti dal PKK da oltre un anno.

Oggi il PKK rivendica una maggiore autonomia per il Kurdistan turco.