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Iraq, dieci anni dopo Saddam: poca sicurezza e molta povertà

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Iraq, dieci anni dopo Saddam: poca sicurezza e molta povertà

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Venti marzo 2013. Un anniversario sottotraccia il decimo dall’inizio della guerra in Iraq che portò al rovesciamento di Saddam Hussein.

L’esercito americano ha perso quasi 4.500 soldati dal 2003, ma alla popolazione civile è andata peggio: una Ong ha calcolato in 112.000 le vittime.

“Onestamente – racconta una madre che ha portato i bambini alle giostre – non è cambiato molto. Tutto ciò che chiediamo è sicurezza. Le cose non vanno male, ma abbiamo bisogno di sicurezza per i nostri bambini. Niente di più, niente di meno. La situazione cambia di continuo. A volte è tranquilla e non abbiamo di che preoccuparci, ma a volte non lo è”.

Ci sono, però, anche segni di rinascita: centri commerciali, concessionari di auto di lusso. C‘è sicuramente chi ha tratto beneficio dall’invasione da parte dell’Iraq del mercato petrolifero, del quale è ora secondo produttore Opec.

Ma non tutti hanno visto migliorare la loro vita, dopo la caduta del dittatore. “Niente è cambiato. Anzi, le cose sono andate di male in peggio. Siete a Baghdad, potete vederlo voi stessi” dice un uomo, proprio davanti alla piazza del Paradiso, dove la statua di Saddam Hussein fu abbattuta il 9 aprile, quando le truppe americane presero la capitale.

E uscendo dalle zone più benestanti, quel che si vede sono delle orrende baraccopoli e gente che rovista tra i rifiuti. Oltre 6 milioni di iracheni vivono sotto la soglia di povertà.