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Cipro, un piccolo gigante bancario che rischia di affondare l'euro

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Cipro, un piccolo gigante bancario che rischia di affondare l'euro

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Come può un’isola da un milione di abitanti e 20 miliardi di Prodotto interno lordo far crollare il sistema dell’euro? Per rispondere, bisogna analizzarne il dissestato sistema bancario.

Nel 2009 Cipro viene sfiorata dalla recessione ma è quanto successo negli anni migliori che, paradossalmente, contribuisce alla caduta.

Dopo una crescita accelerata, spinta anche dal boom immobiliare, le banche aumentano vertiginosamente la propria esposizione sulla Grecia. Quando quest’ultima crolla e ristruttura il debito, il terreno sotto i piedi di Cipro si sgretola.

Gli interessi in gioco, però, non sono solo propriamente ciprioti. A riempire le casse degli istituti di credito è stata una quantità fuori dal comune di capitali stranieri e, in particolare, di quelli russi.

Si aggiunga la facilità con cui è possibile ottenere cittadinanza e si può comprendere la crescita ipertrofica dell’intero settore, arrivato a pesare sette volte il Pil dell’isola.

I legami dell’isola con la Russia risalgono agli anni 90: dopo la caduta del muro gli oligarchi cercavano un luogo dove depositare il denaro. Quale posto migliore di un Paese con una tassa sulle imprese tra le più basse d’Europa e una normativa anti-riciclaggio molto lasca?

Il trend si è impennato una volta entrato nell’Unione Europea e attualmente Moody’s stima che i capitali russi presenti nelle banche cipriote ammontino a oltre 24 miliardi di euro.

Il dato mette l’Europa davanti a un vero e proprio dilemma: un mancato intervento potrebbe scatenare la reazione a catena e distruggere l’euro. Salvare l’isola potrebbe significare invece usare soldi dei contribuenti per aiutare individui decisamente poco raccomandabili.