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"Un bisogno di credere pre-religioso"

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"Un bisogno di credere pre-religioso"

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Analista, psicanalista e filosofa, Julia Kristeva è una delle poche figure dell’intellighenzia francese riconosciute a livello mondiale. Di origine bulgara, arrivò a Parigi negli anni ’60. Autrice del libro intitolato “Questo incredibile bisogno di credere”, la Kristeva ha condiviso con euronews le sue impressioni sul nuovo Papa e sulla fede nel 21° secolo.

Giovanni Magi, euronews:

-Che cosa si aspetta da un nuovo Papa che viene dall’America latina e ha scelto il nome Francesco?

Julia Kristeva, filosofa e psicanalista:

“ Penso che sia un uomo di grande spiritualità comunque dovrebbe esserlo.È un gesuita con tutta la dimensione mistica dell’essere gesuita. Dovrà affrontare questa contraddizione, essere contemporaneamente nella tradizione e fare il massimo nel sociale, come Gesù sulla croce: un braccio a sinistra, un braccio a destra che richiede un’enorme fiducia in se stesso e nella fede. Prendere il nome di Francesco non è un caso. Utilizzarlo per la prima volta, significa non mettersi a confronto, ma voler resuscitare una figura ecclesiale come quella di San Francesco del XIII secolo. Questo Papa gesuita ci dice ‘Io vengo dalla fine del mondo’ e ci dice anche ‘Voglio riformare la Chiesa, la voglio rendere solida come fece San Francesco”.

-Non è difficile capire ciò che il Papa rappresenta per i cristiani, per i credenti. Ma cosa rappresenta per le persone che non hanno fede, e che comunque rimangono incollate alla TV durante il conclave?

“In effetti ci domandiamo il perché di questa partecipazione. Presumibilmente perché siamo nell’era della tecnica, dove tutto passa per la televisione. Non abbiamo mai avuto così tanti mezzi in termini di tecnologia. Ma penso anche che vi sia una grande richiesta da parte della società moderna, una società che cerca un senso, che non ha più una guida. Noi non crediamo più nella politica, né nella finanza. L’umanismo ha difficoltà a rinascere. Noi conosciamo la solidarietà, ma non riusciamo a metterla in pratica. La religione cattolica ci dice che questo è possibile ma noi, che non crediamo, non lo capiamo. In sintesi, si tratta della curiosità umana di interrogare queste dimensioni della fede che cercano valori, che offrono dei valori.

- Si può parlare di un bisogno di credere? Un bisogno di fede che è naturale per gli uomini e le donne?

“ La mia esperienza nella psicanalisi mi ha insegnato che esiste un bisogno pre-religioso, pre-politico di credere che risiede in ogni essere parlante. L’homo sapiens non è esente da questo bisogno sin dall’infanzia. Ha bisogno di una figura terza che è il padre, dopo il corpo a corpo madre-bambino. È un fenomeno psichico, che è il riconoscimento: il padre mi riconosce, io lo riconosco. È un bisogno che esiste in tutte le popolazioni fin dalla notte dei tempi. Abbiamo fatto delle ricerche in sanscrito, ad esempio, esiste una radice, che è la radice ‘cred-srada’ da cui deriva ‘credo’ che è la fede, ma anche ‘credito’ che rappresenta un investimento. Oggi siamo nei guai su tutti i fronti, sul versante del credito e su quello della fede”.