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Argentina: l'orgoglio e i dubbi per papa Francesco

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Argentina: l'orgoglio e i dubbi per papa Francesco

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Festa e orgoglio in Argentina per Francesco, già arcivescovo di Buenos Aires e primo papa latino-americano della storia, oltre che gesuita.

I quotidiani locali salutano in lui “un’opzione per gli umili e una nuova era”.

“La semplicità è nella sua natura”, dice un argentino, “Non ama il protocollo. Non gli piace stare con le persone se non per questioni spirituali o altre questioni importanti”.

La sua elezione ha riacceso però le polemiche intorno al ruolo della chiesa cattolica durante la dittatura militare. Trent’anni dopo, le Madri di Plaza de Mayo chiedono ancora giustizia per i loro figli, i desaparecidos, e puntano i ldito contro chi poteva fare qualcosa.

“La Chiesa stava dando la comunione agli assassini e gli assassini si sarebbero dovuti ravvedere”, dice una delle dimostranti, “Ma non si sono pentiti neppure durante i processi. Lui è stato nominato vescovo in quel momento e come vescovo avrebbe potuto fare di più . Ma non posso giudicare nessuno”.

Ombre che Jorge Bergoglio aveva cercato di dissipare anche nel libro-intervista “El Jesuita”,scritto tra l’altro da Francesca Ambrogetti che vive in Argentina da 40 anni. La giornalista italiana si è detta commossa ma non stupita dalla sua nomina: “Credo che…faccio una premessa, credo che i cardinali abbiano scelto la persona giusta per la visione della chiesa che questa persona ha. La persona giusta per una nuova visione della Chiesa che il cardinale, l’ex cardinale oggi Papa, descrive nel libro. Parla della necessità di una chiesa di missione, una chiesa che vada incontro alle persone, una chiesa che non sia autoreferenziale e risponda, che ascolti e risponda all’anelito dei fedeli”.

Una viswione che guiderà la Chiesa di domani.

“Le opinioni sul nuovo Papa sono molto diverse qui in Argentina. Staremo a vedere se Francesco riuscirà ad appianare queste differenze”, commenta da Buenos Aires Olaf Bruns di euronews, “ Per il momentro, l’impressione è che i cardinali abbiano fatto un passo chiaramente verso una direzione conservatrice”.