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Francesco, il Papa "dall'altro mondo" paladino dei più deboli

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Francesco, il Papa "dall'altro mondo" paladino dei più deboli

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E’ il 21 febbraio del 2001 quando Giovanni Paolo II crea Jorge Mario Bergoglio cardinale. Era stato sempre Papa Wojtyła, nove anni prima, a nominarlo vescovo. Una carriera fulminante all’interno della gerarchia cattolica per un uomo dall’aspetto semplice e tranquillo, la cui austerità è leggendaria: viaggia in autobus, vive in un piccolo appartamento e si cucina da solo la cena.

Oppositore del lusso e degli sprechi, aveva sempre rifutato ruoli nella Curia romana. Nel 2005 sarebbe stato proprio lui il contendente di Joseph Ratzinger per il soglio di San Pietro. Ma la modestia e la profonda ammirazione per l’allora Cardinale decano prevalsero e – pare – chiese ai sostenitori di non votarlo.

77 anni a dicembre – elemento che ha sorpreso quanti si aspettavano un Papa giovane dopo l’abdicazione di Benedetto XVI – il primo Papa latinoamericano non ha sempre goduto di buona salute. A 20 anni gli è stato asportato un polmone a causa di una malattia. Nasce a Buenos Aires da una famiglia di immigrati piemontesi, regione di cui ricorda ancora il dialetto. La madre è casalinga, il padre ferroviere.

Da ragazzo lavora, fa le pulizie in fabbrica. Ma è solo dopo le superiori, ottenuto il diploma di perito chimico, che scopre la vocazione e si unisce alla Compagnia di Gesù. Al termine degli studi si laurea in filosofia e più tardi, dopo aver insegnato in numerosi istituti, otterrà anche la laurea in teologia. Una carriera accademica di tutto rispetto per quello che è, in duemila anni di storia, il primo Papa gesuita.

Ordinato prete nel 69, viene nominato, a soli 37 anni, «provinciale», cioè capo dell’ordine in tutta l’Argentina. Tre anni più tardi arriva la dittatura, periodo che getta un ombra sulla sua vita. Fu tra gli oppositori della “Teologia della liberazione”, movimento di emancipazione politica, e ciò, con tutta probabilità, gli valse l’accusa di connivenza con il regime che sterminò 9 mila persone e perseguitò gli ecclesiastici impegnati nel sociale. Due di questi – secondo il giornalista argentino Horacio Verbitsky – furono arrestati, detenuti e torturati dopo che Bergoglio li aveva sollevati dalla carica. Accuse che lui ha sempre bollato come “vecchie calunnie”.

Nel Paese è conosciuto anche per le cattive relazioni con i Kirchner. Dopo Nestor, le tensioni con l’attuale “presidenta” Christina culminano nel 2010 quando viene presentata la legge sui matrimoni gay. “Una mossa del diavolo”, scrive in una lettera il futuro Papa Bergoglio.

Contrario all’aborto, all’ordinamento delle donne e al preservativo – in linea con il suo predecessore – pochi mesi fa si è però scagliato contro i preti che si rifiutano di battezzare bambini nati fuori dal matrimonio chiamandoli “ipocriti. Ma il tema che ha più a cuore è la lotta contro la povertà, lo sfruttamento e la prostituzione. Le bidonville di Buenos Aires, per lui, non hanno segreti.

La sua elezione al soglio pontificio potrebbe portare una ventata di rinnovamento in Vaticano. Contrario a quella che chiama “l’eccessiva autoreferenzialità della Chiesa”, non approva la troppa rigidità in materia di sessualità e, da giovane, racconta di essere stato anche fidanzato. Ma a colpire è soprattutto la sua umiltà: fino ad oggi amava definirsi solo “Jorge Bergoglio, prete”. Dopo la sua prima notte da Papa ha già fatto sapere: voglio un’auto meno lussuosa.