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Alla Caritas di Roma, lontana dal Conclave e vicina ai più bisognosi

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Alla Caritas di Roma, lontana dal Conclave e vicina ai più bisognosi

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Riavvicinare l’Occidente alla fede è una delle sfide più difficili che attendono il nuovo papa. Ma in un mondo sempre più laico, in cui miseria e povertà cavalcano la crisi economica, parole come “Conclave” e “successore di San Pietro” sembrano risuonare a vuoto.

Ci sono però sacerdoti come Don Enrico che ogni giorno lavorano per dare concreta applicazione al messaggio cristiano. Euronews è andata ad incontrarlo alla Cittadella della Caritas di Roma, dove i volontari servono 500 pasti al giorno.

“Mi sembra che l’esigenza etica oggi stia crescendo in tante persone”, spiega. “Ormai queste parole – il Bene comune, l’etica, la normalita dell’impegno, del rispetto degli uni e degli altri – stanno sulla bocca di tante persone. E hanno difficoltà a dirlo e a rapportarlo a Dio come se fosse un qualche cosa di inusuale”.

Il lavoro della struttura è legato a bisogni di prima necessità, come un tetto e un letto caldo in cui dormire. Ma anche qui c‘è chi guarda alla Cappella Sistina.

Per Michael, rifugiato politico ivoriano, che il prossimo pontefice sia africano ha decisamente poca importanza: “Se il papa sarà africano – sostiene – lo accoglieremo con gioia, perché darà una spinta all’Africa che è la culla dell’umanità”.

In Italia Caritas, organismo della Conferenza Episcopale Italiana nato nel 1971 per volere di Paolo VI, gestisce più di 3 mila strutture. Nel 2011 ai 191 centri di ascolto monitorati si sono rivolte oltre 31 mila persone: la maggioranza, il 71,1%, sono stranieri, più della metà sono donne, e tre su cinque sono disoccupati.

“Lontano dal Conclave e dal Vaticano c‘è un altro tipo di chiesa”, racconta la corrispondente di Euronews Simona Volta. “Una chiesa fatta di sacerdoti e volontari che si impegnano quotidianamente nel dare sollievo ai più bisognosi. Spesso però questa chiesa non riesce a trasformare opere e missioni in fede”.