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Venezuela. Globovision: la missione impossibile della stampa critica

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Venezuela. Globovision: la missione impossibile della stampa critica

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Sembra un bunker, ma è solo la redazione di una tv. Globovision, a Caracas, sotto stretta sorveglianza dopo la morte di Hugo Chavez. La sola testata ad aver mantenuto uno sguardo critico nei confronti del Presidente. Un covo di traditori, secondo la retorica chavista, come predica un sostenitore di Chavez accampato difronte alla sede della tv da due mesi per chiederne la chiusura.

Nella quotidianità, il lavoro di questi giornalisti si svolge, e si è svolto, in condizioni di pressione costante, come la Direttrice Editoriale Elsy Barroeta ha raccontato al nostro inviato in Venezuela Luis Carballo.

“Condannarci e in un certo senso fare appello all’opinione pubblica affinchè ci condanni e addirittura ci attacchi. Che ci attacchi fisicamente come in effetti è già accaduto. Questo rappresenta una pressione molto forte, direi la più forte, perchè noi siamo per le strade tutti i giorni” spiega.

Una pressione esercitata, secondo il canale televisivo, anche sugli investitori affinchè tagliassero fondi e pubblicità. Fino appunto alle aggressioni fisiche, come racconta questo reporter, Dereck Blanco:

“Appena hanno visto la maglia del cameramen con il simbolo della nostra tv, ci hanno subito circondato. Non eravamo nemmeno lì per intervistarli, eravamo lì per un altro motivo, per seguire una protesta. Hanno cercato di rubarci la telecamera, la situazione s‘è fatta tesa perchè hanno cominciato ad alzare le mani ed erano una cinquantina di persone contro noi due”.

L’ultimo atto di ostruzionismo: il tentativo da parte del governo di escludere Golbalvision dal digitale terrestre.

“Uno degli aspetti più cupi del chavismo è il suo rapporto con la stampa” commenta il nostro inviato Luis Carballo. “In poco più di un decennio sono scomparse praticamente tutte le voci critiche: testate chiuse o acquistate dal governo. Globovision è l’ultimo canale ribelle. Ancora per quanto resta da vedere”.