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Le sfide del nuovo pontefice

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Le sfide del nuovo pontefice

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Chi si affaccerà dalla Loggia delle Benedizioni, dal balcone di San Pietro? Quale sarà il volto della nuova Chiesa dopo papa Ratzinger, il teologo mite che ha sorpreso il mondo con un atto di profonda rottura con il passato?

Il mondo cattolico chiede un leader carismatico per ‘‘una Chiesa pulita e trasparente’‘. Così recita l’‘agenda’ delle riforme urgenti tratteggiata dalla rivista dei Paolini ‘‘Famiglia Cristiana’‘, che ha dato voce al sentimento di molti fedeli.

I 115 cardinali, riuniti sotto la volta della Cappella Sistina, dovranno scegliere un uomo in grado di restituire quella fiducia nelle gerarchie cattoliche minata dai numerosi scandali.

Vatileaks, pedofilia, IOR in primis: qualcuno li ha definti “i convitati di pietra del conclave”.

E poi c‘è la crisi delle vocazioni nel Vecchio continente. L’età media del clero aumenta, le chiese e i seminari si svuotano.

Un’emorragia contenuta solo grazie all’aumento dei cattolici in Africa e Asia, ma che alimenta il dibattito sul celibato dei preti e sull’introduzione del sacerdozio per le donne.

I sondaggi dicono che circa i due terzi dei cattolici vedrebbero con favore queste riforme.

Nei prossimi anni la Chiesa sarà sempre più incalzata, inoltre, su temi di grande attualità, come il matrimonio omossessuale, la pratica della contraccezione e il controllo delle nascite.

Cinquant’anni fa con il Concilio Vaticano II la Chiesa cattolica si aprì al mondo moderno e alla cultura contemporanea. Ma lasciò irrisolte molte questioni che oggi, nel nuovo mondo globalizzato, necessitano di essere affrontate.

Benedetto XVI recentemente aveva espresso parere contrario a un Concilio Vaticano III, ritenendo fosse troppo presto.

Quale sarà l’opinione del nuovo pontefice?

Simona Volta - Città del Vaticano

I Cardinali arrivano alla spicciolata, chi a piedi chi in auto, per entrare in Vaticano. Sorridono ai giornalisti, ai cameraman e ai fotografi che li attendono accalcati. Una selva di microfoni per provare a rubare un'ultima parola ai prelati che da oggi rimarranno nascosti al mondo intero. Chiusi 'cum clave' per scegliere chi tra loro prenderà il posto di Benedetto XVI. Quando provi ad avvicinarli, spintonato dalle gendarmerie vaticana, ti guardano e sembrano dirti 'mi dispiace, ma proprio non posso. L'ordine è di tacere'. Poi ti sfiorano con un sorriso e capisci che, forse, avrebbero voglia di lasciarsi andare. Di raccontare quel che hanno dentro. Perché non deve essere semplice avere sulle spalle una decisione simile. Una scelta che deciderà il futuro della Chiesa cattolica. E immagini che magari, qualcuno di loro, preferirebbe essere lontano mille chilometri da qui.

C‘è grande attesa in tutto il mondo per l’elezione del nuovo papa. Ne parliamo con Giacomo Galeazzi, vaticanista del quotidiano La Stampa di Torino e autore di Vaticaninsider, blog multilingue che tratta le vicende della Santa Sede

Alberto de Filippis, euronews:
La Chiesa teme un pontefice troppo giovane e un pontificato troppo lungo?

Giacomo Galeazzi, vaticanista:
L’esempio è quello di Karol Wojtyla, eletto pontefice a 58 anni, che ha guidato la Chiesa per più di un quarto di secolo. Benedetto XVI nel rinunciare al Soglio di Pietro ha indicato la necessità di energie forti e vigorose, quindi non credo sia un limite la giovane età, quanto sia fondamentale la capacità di governo e la capacità di comunicare.

euronews:
Quali sono le sfide a cui è chiamata la Chiesa di Roma per riconquistare fedeli nel cosiddetto Primo mondo?

Galeazzi:
È significativo che Benedetto XVI abbia istituito il Ministero vaticano per la nuova evangelizzazione. Cioè, l’Occidente che è stato per secoli il territorio da cui sono partiti i missionari diretti nel Terzo mondo, adesso è diventato una zona di nuova evangelizzazione: vengono dal sud del mondo a rievangelizzarlo. Credo che in questa chiave vada letta anche la prospettiva futura di dialogare non soltanto con le altre religioni, ma anche con gli agnostici, come ha fatto molto bene Benedetto XVI, indicandoli appunto come terreno di confronto nuovo per la Chiesa. Lui stesso ha detto che è meglio un agnostico che cerca e si interroga di una fede di facciata o di consuetudine. Il Papa, di fronte alla nuova secolarizzazione, alle nuove forme di insidia del relativismo, può avere un ruolo fondamentale perché l’Europa o sarà cristiana o non sarà.

euronews:
Quale sarà il peso dell’ormai famigerato dossier sugli scandali della Chiesa, commissariato da Ratzinger a tre cardinali e che dovrebbe essere consegnato solo al successore di Benedetto XVI?

Galeazzi:
Come uno degli ultimi atti del suo pontificato, Joseph Ratzinger ha incontrato i tre cardinali che si sono occupati del dossier Vatileaks, Tomko, de Giorgi ed Erranza, e li ha autorizzati a riferire alle congregazioni generali e agli altri cardinali i risultati della loro investigazione. Questo è un gesto di chiarezza: il testo verrà consegnato al nuovo pontefice, ma già i cardinali possono informarsi direttamente dagli inquirenti sui contenuti e sui risultati della loro inchiesta. Questo credo che abbia un peso molto forte e per questo i curiali vorrebbero entrare il prima possibile in conclave, perché più tempo passa, più i cardinali extracuriali hanno modo di accertare e approfondire cosa è veramente accaduto in Vatileaks, più diminuiscono le possibilità di un curiale di diventare papa. Ricordiamo che se sarà un conclave lungo, anche i cardinali privilegiati in prima istanza si troverebbero spiazzati, come accadde nel 1978, quando vinse l’outsider Wojtyla e per la prima volta in 500 anni ci fu il primo papa non italiano.