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Impiccato in prigione, era accusato dello stupro nel bus a New Dehli

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Impiccato in prigione, era accusato dello stupro nel bus a New Dehli

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Si sarebbe suicidato per la vergogna, l’autista del bus di New Dehli nel quale nello scorso dicembre una giovane indiana venne violentata e ferita a morte.

Rahm Singh è stato trovato impiccato e senza vita nella cella del carcere che condivideva con altri due detenuti.

L’ipotesi del suicidio non convince i legali dell’uomo, secondo i quali Rham Singh non avrebbe avuto alcun motivo per togliersi la vita e non avrebbe avuto in alcun modo segni di depressione o di stress psicologico.

Della stessa cosa sono convinti i familiari di Singh, che parlano apertamente di omicidio e ora temono di vedere scaricata sul figlio l’intera responsabilità dell’aggressione.

Sul crimine che nei mesi scorsi ha scosso l’intera India, le associazioni a difesa dei diritti delle donne ipotizzano che l’uomo si sia potuto suicidare sotto il peso del rimorso e della pubblica vergogna, come dice Mamta Sharma, presidente della Commissione per i diritti delle donne.

Per la violenza collettiva il tribunale sta giudicando da un mese altre cinque persone. Dopo il grande clamore sollevato sui giornali di tutto il mondo, la vicenda stava ora tornando a un profilo più basso.