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Gli Usa vanno alla cyber-guerra

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Gli Usa vanno alla cyber-guerra

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Nel suo più recente rapporto sullo stato dell’Unione il presidente statunitense Barack Obama ha parlato di segreti industriali rubati dall’estero. Non ha fatto il nome della Cina, ma pochi dubitano che si riferisse ad essa.

Il timore è di subire intrusioni nei sistemi di delicate istituzioni, comprese quelle fondamentali per la sicurezza.

Il rischio per il sistema statunitense è altissimo, e per questo non mancano le strutture volte a monitorare le attività sul web.

“In sostanza, molti attacchi vengono tracciati appena scoperti. Ad esempio, l’ultimo identificativo è Proventia One, proprio qui. Su una rete nella quale una banca ha subito 16 attacchi dello stesso tipo, noi possiamo tracciare gli IP dalla sorgente alla destinazione”, dice Paul Innella, esperto di sicurezza informatica.

Dall’analisi delle tracce una società privata ha dedotto che la maggior parte degli attacchi arriva dalla Cina.

Nel mondo dell’intelligence e delle telecomunicazioni tutti sanno che gli hacker sono ovunque: se la Cina spia gli Usa, anche gli Usa spiano la Cina.

“Sono stato alla guida della Nsa. Riconosco che gli Stati Uniti spiano. Ma noi lo facciamo per cercare di acquisire elementi per tenere libero il paese, non per diventare più ricchi. Non lo facciamo per il profitto, cosa invece che sembra essere il principale interesse dello spionaggio digitale cinese”, dice il generale Michael Hayden, in passato direttore della Nsa e della Cia.

Davanti al pericolo cinese, più volte gli Usa hanno minacciato risposte dure. Una reazione che forse non basta.

“Usare un linguaggio duro non serve a niente, forse è pure peggio, se non agiamo di conseguenza”, chiarice Paul Innella.

Stefan Grobe: “Nessuna amministrazione ha ufficialmente parlato delle azioni condotte dagli Stati Uniti contro gli hacker cinesi. In privato molti parlano della necessità di una risposta dura. ma, come ha detto una volta Hillary Clinton, quanto duri si può essere con il proprio banchiere?”