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Conclave, i volti dei papabili

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Conclave, i volti dei papabili

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La partita è ancora aperta. Per l’elezione del nuovo Pontefice ci vogliono 77 voti, la maggioranza del Conclave. Un risultato che sembra difficile da raggiungere in questa vigilia densa d’incertezza. Ci sono alcuni candidati favoriti ma nessuno pare al momento poter contare su un consenso trasversale, resta arduo ora individuare un nome in grado di far convergere le anime progressiste con quelle più vicine alla curia romana.

Papa Benedetto XVI:
“Dio possa guidarvi, tra voi c‘è il nuovo Papa, a lui dichiaro la mia incondizionata reverenza e obbedienza”.

Arcivescovo di Sao Paolo, Odilo Scherer è uno dei nomi emergenti, il 63enne brasiliano-tedesco, è molto vicino alla Curia: ha lavorato per diversi anni nella Santa Sede, alla Congregazione dei Vescovi ed è membro del collegio cardinalizio di sorveglianza dello Ior, la banca vaticana. Alcuni osservatori lo indicano come un candidato “docile”, sensibile cioè alle esigenze delle gerarchie romane, pur essendo funzionale alle richieste di chi preferisce un candidato non europeo, concretizzando la speranza dell’ elezione del “primo papa sudamericano”.

Angelo Scola esprimerebbe l’anima riformista del Conclave. La sua nomina ad Arcivescovo di Milano nel giugno del 2011 è stata fortemente voluta da Papa Benedetto XVI, anche per la conoscenza di antica data tra i due. Vicino a ‘Comunione e Liberazione’, Scola aveva collaborato con Ratzinger alla redazione della rivista ‘Communio’ negli anni settanta ed era stato consulente per la Congregazione della Dottrina della Fede, quando Ratzinger era prefetto. Sul nome di Scola si concentra la speranza di chi vorrebbe un papa italiano, 35 anni dopo Paolo VI e di Giovanni Paolo I.

Gli scandali e i problemi della Curia degli ultimi anni, hanno lasciato il segno, la scelta del nuovo Papa, dovrà ricadere, come da più parti invocato, sulla figura di un Pastore chiamato non solo a rimettere in riga gli indisciplinati, soprattutto a ridare speranza e umanità al popolo della Chiesa.

Euronews:
Signor Galeazzi, puo’ dirci quali siano i cardinali e le correnti che potrebbero indirizzare il voto nel prossimo Conclave?

Galeazzi:
Tutto gira intorno a due nomi: quello dell’arcivescovo di Milano, Scola e quello dell’arcivescovo di San Paolo, Scherer, che è anche commissario in Vaticano per la banca vaticana, lo IOR. Intorno a questi due nomi potrebbe arrivare, nelle prime votazioni del Conclave, una polarizzazione tra esponenti della Curia e cardinali extra curiali che, in queste congregazioni generali, si sono fortemente contrapposti nella richiesta di chiarimenti sulla vicenda Vatileaks.

Euronews:
Chi sono, se ci sono, i favoriti del Conclave?

Galeazzi:
In questo momento c‘è la tendenza ad avere il primo Papa extra europeo della storia. Vatileaks, gli scandali finanziari del Vaticano, si sono accentrati sulla Curia e in particolare sui cardinali italiani. Questo fa perdere quotazione ad un ritorno, dopo due Papi stranieri, del papato in Italia. In questo momento in candidato piu’ forte, appoggiato dal Segretario di Stato Bertone, sembra essere il cardinale brasiliano Scherer, che unisce l’attività pastorale di vescovo residenziale a San Paolo a quello di uomo capace della gestione come membro di vigilanza sullo IOR, la banca vaticana.

Euronews:
A febbraio dell’anno scorso, Benedetto XVI ha nominato 22 cardinali, in gran parte italiani. A novembre ne ha scelti altri sei, extra europei, quasi a riequilibrare il Conclave. Il prossimo papato, potrebbe essere dunque all’insegna della continuità?

Galeazzi:
Credo che la “purificazione Ratzingeriana” sia un programma di governo che non potrà essere disatteso. Chiunque sarà eletto Papa, dovrà prendere il testimone da Benedetto XVI e portarlo avanti nella direzione della lotta agli abusi sessuali, nella purificazione alla lotta degli scandali finanziari. Non dimentichiamoci che Benedetto XVI è stato il Papa che ha fatto dimettere circa 80 vescovi per aver insabbiato gli abusi sessuali del Clero e istituito in Vaticano l’Autorità di informazione finanziaria per fare chiarezza.

Euronews:
In Italia si dice che “chi entra Papa in Conclave, ne esce cardinale”. Significa che chi è troppo favorito prima dell’inizio, potrebbe essere danneggiato nel voto. Quanto c‘è di vero in questo detto?

Galeazzi:
C‘è molto di vero. Le congregazioni generali che hanno caratterizzato questa fase di pre-Conclave, hanno dimostrato che i cardinali che provengono dal sud del mondo vogliono avere un ruolo di protagonisti nel chiedere chiarezza, nel chiedere una riforma della Curia romana, come non hanno consentito di fare i cardinali di Curia a Benedetto XVI. Sarebbe un segnale importante che vi sia un Papa “ratzingeriano”, non soltanto nella provenienza, ma soprattuto nel voler proseguire la sua linea di lotta agli scandali della Chiesa: quindi tutti quei cardinali coinvolti a vario titolo nello scandalo Vatileaks sembrano fuori gioco. Sta per abbattersi sulla Curia lo tsunami di candidature extra europee che potrebbero portare il papato lontano da Roma.