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Ribelli siriani: tra carenza di armi e obiettivi divergenti

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Ribelli siriani: tra carenza di armi e obiettivi divergenti

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La guerra impari siriana si gioca sulle armi: i ribelli ne hanno poche e, quelle poche, spesso in cattive condizioni. Le forze di Bashar al-Assad invece sono ben attrezzate.

A volte però, Davide batte Golia. Soprattutto se aiutato. Per ora gli Stati Uniti hanno inviato solo medicine, cibo e materiali logistici a protezione della popolazione.

I ribelli vorrebbero di più: “L’embargo occidentale sulle armi per noi è un problema”, commenta Mohammed Kababji, comandante dell’Esercito siriano libero, “Non lo è per il regime che dispone di un grande arsenale e armi molto buone: missili a lunga gittata, aerei, carri armati, elicotteri e munizioni”.

Se mai inviasse aiuti militari, Washington intende scegliere bene i destinatari. Teme infatti che le armi finiscano in mano a gruppi islamici radicali.

L’opposizione infatti è frammentata, divisa, come attesta la manifestazione di Aleppo, venerdì, con i sostenitori dell’Esercito libero da un lato e quelli di Al-Nusrah dall’altro.

“In seguito avremo un’altra rivoluzione. Ogni rivoluzione comprende anche brutte persone”, afferma Abou Yassa dell’Esercito libero siriano, “Ma niente è peggio del regime attuale”.

Diverse le aspirazioni dei combattenti di Al-Nusrah: “Spero che dopo la rivoluzione la Siria diventi uno stato islamico”.

“Per tutte queste fazioni, è chiaro che la lotta contro il regime deve continuare su tutti i fronti, non solo sul piano militare”, dice da Aleppo Pablo Herrera per euronews, “La popolazione spera solo in metodi meno violenti”.