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Fukushima, due anni dopo proteste anti-nucleari in Giappone ed Europa

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Fukushima, due anni dopo proteste anti-nucleari in Giappone ed Europa

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Centinaia di persone hanno manifestato a Tokyo per chiedere l’abbandono del nucleare, a due anni dall’incidente di Fukushima. Tra loro anche artisti, intellettuali, un premio Nobel.
Furono circa 19.000 i morti per il terremoto e lo tsunami, che produssero anche inquietanti crepe in reattori nucleari considerati tra i più sicuri al mondo. Sui cinquanta reattori del Paese, solo due sono stati riaccesi, da allora. Ma il programma nucleare non è mai stato abbandonato.

“Ho voluto unirmi ai manifestanti perché abbiamo ancora l’energia nucleare, nonostante il disastro di due anni fa”.

Manifestazioni analoghe, nel week-end che precede l’anniversario, si tengono in Europa: una catena umana ha coinvolto almeno quattromila persone, ventimila secondo gli organizzatori, a Parigi. Davanti alla sede del gigante francese del nucleare, e anche a Bercy, davanti al Ministero delle finanze:

“Penso che Fukushima sia stata un colpo forte per la popolazione francese perché è accaduto in un Paese molto industrializzato, un Paese come il nostro. Ed è forse il motivo per cui la gente si sente più coinvolta dall’incidente di Fukushima che da quello di Chernobyl”, dice una portavoce di Greenpeace.

Altra manifestazione, con una simulazione di emergenza nucleare, davanti alla centrale tedesca di Grohnde.
Era l’undici marzo del 2011, quando si verificò l’incidente più grave dopo Chernobyl: 160.000 persone, evacuate dalla regione circostante la centrale, non hanno mai potuto rientrare a casa. Il dibattito sulle conseguenze in termini sanitari e di inquinamento radioattivo è ancora in pieno corso.