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Il nuovo Papa dovrà avere due terzi dei voti dei 115 cardinali elettori

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Il nuovo Papa dovrà avere due terzi dei voti dei 115 cardinali elettori

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“E’ entrato Papa ed è uscito cardinale”. Questa espressione la dice lunga su come funziona il meccanismo di elezione del pontefice. Non esistono favoriti e il processo elettorale è quanto di più lontano dalla normale politica si possa immaginare. Tutto si svolge nel più stretto riserbo. Segretezza è la parola d’ordine. Nessuno sa che cosa si dicano i cardinali riuniti nel conclave, parola latina che significa “chiusi a chiave”.
Si conoscono soltanto le regole. Per poter votare, un cardinale deve avere meno di 80 anni nel momento in cui il soglio pontificio diventa vacante. Stavolta i cardinali elettori saranno 115. Un Papa è eletto quando ottiene i due terzi dei voti. Oltre il 34esimo scrutinio, si va al ballottaggio tra i due cardinali più votati, ma rimane la regola dei due terzi.

Il Conclave si svolgerà come sempre nella Cappella Sistina, che è stata chiusa per l’occasione ed è allestita per poter accogliere i cardinali.

Il primo giorno del Conclave, i cardinali votano soltanto una volta. In caso di fumata nera, nei giorni successivi, votano due volte la mattina e due nel pomeriggio. Nel momento in cui un cardinale ottiene la maggioranza qualificata, il Cardinale Decano – in questo caso l’arcivescovo Angelo Sodano – si rivolge all’eletto chiedendogli se intende accettare e quale nome intende adottare. Dopodiché le schede sono bruciate nella stufa che produrrà la fumata bianca.

Se non rispetta le regole del conclave, un cardinale può essere scomunicato. Per evitare qualsiasi influenza esterna, i cardinali risiedono nell’ospizio di Santa Marta.
Qui i prelati non possono avere alcun tipo di contatto con il mondo esterno. Non c‘è radio, Tv, né linea telefonica.

Gli occhi dei cattolici saranno puntati sul camino. Quando la fumata sarà bianca, il cardinale decano si affaccerà dal balcone di San Pietro per annunciare: “Annuntio vobis gaudium magnum! Habemus Papam!”