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Egitto, a Port Said quarto giorno di scontri

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Egitto, a Port Said quarto giorno di scontri

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Scontri e feriti per il quarto giorno di fila a Port Said. La calma non accenna a tornare nella città che si affaccia sul canale di Suez.

I soldati hanno provato senza successo a separare poliziotti e manifestanti, sul piede di guerra sin da gennaio.

“Siamo musulmani come loro eppure ci hanno sparato dai carri armati. Io ho raccolto questo” dice un manifestante, mostrando un grosso proiettile.

“Vuole ricreare uno scenario come quello iraniano. Agisce come Bashar. Speriamo che dio ti punisca, Morsi!” aggiunge un altro, col volto coperto da una kefiah.

I manifestanti vorrebbero la liberazione di 39 detenuti ancora in attesa di giudizio e di coloro che sono già stati condannati per una strage costata la vita a 70 persone, avvenuta a febbraio dello scorso anno nello stadio locale. Ma la protesta è ormai più ampia e prende di mira il presidente Mohamed Morsi, che nonostante i successi elettorali vede crescere il malcontento nei suoi confronti.

Le telecamere di euronews hanno avuto accesso a quel che resta dell’edificio dei servizi di sicurezza, devastato nei giorni scorsi da due incendi.

Il corrispondente di euronews Mohammed Shaikhibrahim:
“Gran parte della popolazione di Port Said si è ribellata ancora all’approssimarsi dell’esecuzione della condanna a morte di coloro che sono stati ritenuti responsabili del massacro allo stadio. Ciò che che infastidisce molti è che, nel tentativo di salvare una ventina di persone, altre sono state uccise e ferite”.