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Il Venezuela del dopo Chavez a un bivio politico ed economico

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Il Venezuela del dopo Chavez a un bivio politico ed economico

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Nato nel 1954, Hugo Chávez studia all’Accademia militare della Simon Bolivar University. A quel tempo niente presagiva che sarebbe diventato uno delle figure politiche più emblematiche del Venezuela.

Nel 1992 tenta un colpo di Stato contro il presidente Carlos Andrés Pérez. L’operazione fallisce e Chávez è incarcerato per due anni, ma quella che sembrava essere la fine della sua carriera politica si trasforma lo porta, invece, a conquistare una grande popolarità tra le fasce più povere della popolazione.

Nel 1998 si candida alle presidenziali. Visto come il salvatore dei poveri, il popolo lo elegge presidente confermando la sua grande popolarità.
Dopo aver preso il potere, Chavez nomina un’Assemblea costituente che ha lo scopo di riscrivere la Costituzione.
Per il secondo mandato presidenziale nel 2000 cambia il nome del Paese, che diventa Repubblica bolivariana del Venezuela.

Alla fine del 2001, il crollo del prezzo del petrolio mette in crisi l’economia del Paese che si fonda prevalentemente sull’oro nero e per la prima volta Chávez viene messo in discussione nel suo Paese.

All’estero, è visto come un leader provocatorio e carismatico. la sua battaglia contro il capitalismo e contro gli Usa lo portano a stringere relazioni con i leader più controversi: il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, il dittatore libico Gheddafi e il suo mentore politico, Fidel Castro.

Nel 2011 si ammala di cancro, ma decide lo stesso di correre per le presidenziali del 2012. Vince per la terza volta le elezioni, ma due mesi dopo è costretto ad andare a La Havana per subire un intervento chirurgico.
La sua vita è in pericolo e per assicurare il proseguimento della rivoluzione bolivariana in venezuela sceglie il vice presidente, nonché suo più stretto alleato, Nicolas Maduro come suo delfino.
Ma sarà in grado davvero Maduro di portare avanti l’eredità politica di Chavez?

Per analizzare gli scenari politici che si aprono per il Venezuela, dopo la morte di Hugo Chavez, abbiamo incontrato Diana Villiers Negroponte, analista e senior fellow presso il think tank americano Brooking Institution di Washington.

Diana Villiers Negroponte: “Hugo Chavez non è mai stato un amico degli Stati Uniti, ci ha sempre trattato come una potenza imperialista. Ma quando il tuo avversario non è più in campo, è buona norma riconoscere che è stato una personalità straordinaria. A nostro modo di vedere, la campagna elettorale, che è richiesta dalla costituzione venezuelana, deve essere giusta. L’opposizione e gli altri candidati che puntano alla presidenza devono essere messi in condizione di partecipare alla campagna, su una base di eguaglianza. Queto significa che a ogni partito va garantita la stessa presenza sui media, il partito di governo non deve monopolizzare le tv, lasciando alle opposizioni solo le briciole. La richiesta degli Stati Uniti è per una campagna giusta”.

Se il Venezuela dispone di grandi risorse petrolifere che costituiscono la voce principale delle sue esportazioni, per il resto è costretto a importare la maggior parte dei prodotti alimentari. Uno sbilanciamento non privo di conseguenze per 28 milioni di venezuelani.

Villiers Negroponte: “Oggi il Venezuela attraversa una profonda crisi economica. Sugli scaffali dei negozi scarseggiano molti prodotti: dal riso, al latte, al caffé. I medici sono pochi. Pochi sono anche i ricambi per la meccanica, per l’elettronica, per gli elettrodomestici. I venezuelani sanno che hanno di fronte un problema serio che va affrontato, e spetterà al successore di Chavez trovare una soluzione. E sarà molto difficile perché, negli ultimi anni, Chavez ha utilizzato i profitti della compagnia petrolifera nazionale, la PDVSA, come una riserva a cui attingere per distribuire favori ai suoi sostenitori. Quel tempo è finito e ora i venezuelani devono pagare per gli sperperi del passato”.

Gli Stati Uniti sono stati la “bestia nera” di Chavez, ma anche un partner economico di indubbia importanza per il Venezuela. Sotto la spinta della crisi, il suo successore potrebbe privilegiare il pragmatismo alla logica del confronto.

Villiers Negroponte: “Un leader populista ha bisogno di un cavallo di battaglia per compattare i sostenitori. L’anti-imperialismo, l’anti-americanismo, erano per Chavez un utile cavallo di battaglia. Se il suo successore continuerà sulla stessa strada non è chiaro, soprattutto perché il Venezuela vende il petrolio alle raffinerie americane. Il Venezuela dipende dagli Stati Uniti per l’approvvigionamento in generi alimentari. Quindi un legame forte con gli investitori e le compagnie americane è essenziale, se il Venezuela vuole uscire dalla crisi economica. Possiamo tollerare una certa dose di populismo, ma, passato il limite, occorre essere realisti. E direi che, dopo Chavez, un po’ di realismo farebbe bene al Venezuela”.