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Stop ai megabonus ai top manager, Svizzera docet

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Stop ai megabonus ai top manager, Svizzera docet

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Il giorno dopo il referendum in Svizzera, dove una larga maggioranza ha votato contro mega stipendi e bonus milionari ai top manager, l’Europa si chiede se l’onda moralizzatrice toccherà anche lei.
La vittoria della battaglia sostenuta dall’imprenditore e parlamentare conservatore indipendente Thomas Minder ha lanciato un segnale inequivocabile.
La Commissione europea ha detto di considerare “molto positivo” il risultato.

“Sono molto sorpresa sull’esito del voto – ha detto Julia Kloeckner, parlamentare della Cdu – ma comunque tanto di cappello. Credo che sia un passaggio cruciale perché la Svizzera pone priorità diverse rispetto alla Germania in fatto di questioni politiche e di finanza”.

Anche i recenti scandali hanno giocato a favore del voto. Come i 60 milioni di euro a titolo di buonuscita con patto di non concorrenza previsti per l’ex numero uno del colosso farmaceutico elvetico Novartis Daniel Vasella. E ancora gli stipendi e i bonus dati ai top manager e non giustificati dall’andamento dell’azienda, come è il caso dal gigante bancario Ubs.

“L’unico modo per far funzionare questo tipo di limite è che sia applicato a livello globale – dice Alpesh Patel di Praefinium Partners – . Chi lavora in una banca elvetica non sta aspettando altro che andare in un altro Paese.  Questo limite non fa altro che aumentare il loro desiderio di andarsene dalla Svizzera”.

In questo Paese paradiso della banche, ora saranno gli azionisti e non il consiglio di amministrazione a decidere i compensi dei manager delle società quotate in Borsa. Istituti finanziari inclusi.