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Emergenza casa in Egitto, 2 milioni costretti a vivere nei cimiteri

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Emergenza casa in Egitto, 2 milioni costretti a vivere nei cimiteri

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Quello che uno straniero potrebbe scambiare per una baraccopoli è in realtà uno dei cimiteri che circondano il Cairo. Un rapporto pubblicato dall’Istituto egiziano di statistica rivela che l’ultima dimora dei defunti è diventata una dimora stabile anche per oltre due milioni di vivi.

Nell’Egitto in recessione del dopo-Mubarak, l’edilizia popolare è un miraggio. E se l’emergenza casa esisteva già prima della rivoluzione, ora il problema ha assunto proporzioni tali da spingere i più indigenti a soluzioni estreme.

E’ il caso di Hatem Hosni, che occupa un edificio tombale insieme a sua moglie e ai suoi quattro figli. Sebbene lo spazio non sia ampio, hanno ricavato una cucina e una stanza da letto. Si sono abituati quasi a tutto, anche all’odore che filtra dal sottosuolo. Ma la notte i bambini hanno spesso degli incubi.

HATEM HOSNI: “Sono senza lavoro e non potrei mai permettermi di affittare un appartamento. E’ per queto motivo che abitiamo qui. Una sistemazione normale costerebbe troppo e non saprei dove trovare il denaro. Non abbiamo un altro posto dove andare. Il governo si è dimenticato di noi, per lo stato non esistiamo. Ci considerano come morti, perché viviamo nei cimiteri”.
 
Nel cimitero di Aisha, alla periferia del Cairo, abbiamo fatto la conoscenza di Al Haj Ahmed, che vive qui da 43 anni. Senza acqua corrente e senza elettricità. Vive grazie all’elemosina dei parenti dei defunti. Non si reca mai in città. E di quanto accade in Egitto sa soltanto quello che gli raccontano i visitatori.

AL HAJ AHMED: “Non sono mai andato a scuola, non so leggere, non so che cosa stia accadendo nel paese. Ogni tanto qualcuno mi racconta qualcosa, mi dice che ci sono stati scontri in un quartiere o in un altro. Ma queste cose non mi interessano: vivo qui, non faccio il tifo per nessuno, la politica non mi interessa”.

I cimiteri egiziani accolgono anche criminali in fuga dalla giustizia e trafficanti di droga, che approfittano dello scarso controllo da parte delle forze dell’ordine.

Chi invece ha eletto questi luoghi a dimora temporanea, in attesa dell’assegnazione di una casa popolare, è spesso costretto a una lunga attesa. “Mia figlia ha presentato una richiesta per un appartamento quattro anni fa perché suo marito è disabile. Vive qui in una stanzetta insieme a lui, a sua figlia e alla suocera. Quando si è informata sulla lista di attesa, le hanno detto che ci sarebbero voluti due anni, ma è ancora qui adesso”.
 
Il regime Mubarak aveva più volte promesso di affrontare il problema della carenza di alloggi popolari, senza mai fare nulla a riguardo. Dopo la sua caduta, l’emergenza casa continua a non figurare tra le priorità dell’agenda politica.
 
Il corrispondente di euronews al Cairo, Mohammed Shaikhibrahim, sostiene che le persone che abitano nei citimeri sono soprannominate morti viventi. Generalmente non si fanno coinvolgere dalla politica, e non sanno nulla dei conflitti in atto nel paese. L’unica cosa che preme a chi è costretto a vivere in questi posti è come rimanere in vita”.