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Mosca, migliaia in piazza per dire no alle adozioni estere

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Mosca, migliaia in piazza per dire no alle adozioni estere

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“Per difendere i bambini russi” in oltre diecimila hanno marciato a Mosca. La temperatura di otto gradi sotto lo zero non ha fermato l’onda di protesta seguita alla tragedia della morte del bambino russo di tre anni Maxim Kuzmin adottato da una coppia texana. I manifestanti hanno chiesto il rimpatrio di suo fratello e di estendere il divieto di adozione a tutti i Paesi stranieri.

“Io credo che i bambini russi debbano rimanere in Russia ed essere cresciuti dai nostri cittadini, nelle nostre famiglie e con le nostre tradizioni”, dice una giovane manifestante. “Abbiamo grandi valori nazionali da trasmettere. E abbiamo anche bisogno di un aumento demografico.”

La vicenda di Maxim Kuzmin, morto il 21 gennaio, ha subito riacceso le polemiche sulle adozioni di bambini russi da parte degli Stati Uniti, bloccate dopo l’approvazione del “Magnitski Act”, una legge che vieta l’ingresso negli Usa a diverse personalità collegate al decesso, in prigione, dell’avvocato russo Serghiei Magnitski.

La tensione tra i due Paesi è salita dopo le conclusioni dell’autopsia americana secondo la quale il bimbo russo sarebbe morto per cause accidentali e non ucciso dalla madre alcolizzata, come sospetta Mosca.

Le indagini proseguono: i genitori potrebbero ora essere perseguiti per negligenza, per aver lasciato il piccolo di tre anni solo nel cortile di casa, dove è stato ritrovato privo di sensi.