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Kenya, elezioni il 4 marzo: timori di violenze

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Kenya, elezioni il 4 marzo: timori di violenze

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È carica di tensioni la vigilia per il Kenya che si prepara ad andare alle urne. Lunedì prossimo il Paese è chiamato ad eleggere il presidente della Repubblica e il parlamento. Fuori l’attuale presidente Mwai Kibaki, alla fine del suo secondo mandato, la sfida, sondaggi alla mano, si gioca tra il primo ministro Raila Odinga e il suo vice Uhuru Kenyatta.

Raila Odinga è di etnia Luo, la terza per importanza in un Paese che ne annovera circa quaranta. Uhuru Kenyatta fa parte, invece, del principale e più ricco gruppo etnico Kikuyu. Figlio del primo presidente del Kenya indipendente, Kenyatta è finito sotto inchiesta della Corte Penale Internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità per le violenze post-elettorali del 2007.

“L’esito delle elezioni è importante per la comunità internazionale perché il Kenya rappresenta un centro regionale economico e diplomatico”, spiega Tom Mali, analista politico. “Se il Paese è stabile, si può continuare a intrattenere con esso relazioni commerciali.”

Sul voto aleggia l’ombra dell’ultima tornata elettorale nel 2007 finita nel sangue. Il sospetto di brogli ha armato violenti scontri etnici che hanno lasciato sul campo 1.500 i morti.