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Usa-Russia, il braccio di ferro delle adozioni

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Usa-Russia, il braccio di ferro delle adozioni

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Le tensioni tra Stati Uniti e Russia coivolgono anche i minori.

La Duma ha chiesto al Congresso statunitense il rimpatrio del bambino adottato da una famiglia in Texas, dopo la morte del fratellino di 3 anni. Mosca accusa la madre adottiva di omicidio.

La questione sarà al centro anche dell’incontro tra i rappresentanti delle diplomazie dei due Paesi, John Kerry e Sergey Lavrov, la prossima settimana.

La Russia ha già vietato le adozioni da parte di famiglie statunitensi, in risposta alla legge a stelle e strisce che sanziona i funzionari del Cremlino colpevoli di violazioni dei diritti umani.

Il braccio di ferro tra la Russia e gli Stati Uniti in materia di adozioni internazionali, continua a far discutere.

“Appena arrivata l’ho guardata, lei ha guardato me, ci siamo innamorate al primo sguardo, il mio cuore si è aperto. Lei è mia figlia, ho solo dovuto girare mezzo mondo per poterla incontrare”, spiega la madre di Elena, che vive nel Maryland.

In 20 anni sono stati oltre 60.000 i bambini russi adottati da famiglie statunitensi, in gran parte strappati dagli orfanotrofi.

Chuck Johnson, responsabile di una associazione di genitori adottivi: “Un mese in un istituto ha un impatto tremendo sullo sviluppo dei bambini, compreso il rischio di un cervello più piccolo. Ai bambini serve una famiglia”.

Secondo fonti ufficiali russe, nel solo 2011, su 650.000 orfani erano poco meno di 130.000 i minori che si trovavano in stato di adottabilità

“La legge russa richiedeva esplicitamente di indicare i motivi per cui il minore deve andare all’estero. In altre parole, un bambino tecnicamente sano non avrebbe avuto alcuna chanche. I familiari adottivi di questo ne erano consapevoli, e hanno sempre guardato in faccia la realtà, compresa quella con eventuali diagnosi negative per i piccoli”.

La disputa russo-statunitense si porta dietro un più profondo conflitto internazionale. Molti credono che la posizione di Mosca sia giustificata da obiettivi politici: “È frustrante per noi che i politici usino retoricamente drammi esistenziali per spingere una determinata causa politica – conclude Johnson – È qualcosa che non colpisce solo i bambini, ma fa imbarazzare tutti gli Stati Uniti”.

Le adozioni nascondono un vero e proprio mercato. Secondo alcune stime ciascun bambino russo fatto venire a vivere negli Stati Uniti costa alle famiglie almeno 30.000 dollari.

La mobilitazione in Russia contro le adozioni da parte di statunitensi, ha stupito il paese. Dopotutto le adozioni costano care e la Russia ha goduto di benefici finanziari per questo. Qui tutti pensano che a perdere saranno i bambini russi, che non troveranno più per loro una famiglia statunitense.