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63° Berlinale: and the winner is...


Cultura

63° Berlinale: and the winner is...

Un’edizione senza grandi sorprese questo 63° Festival del cinema di Berlino. I film in concorso erano 19, a vincere l’Orso d’oro è stata la pellicola rumena “Child’s pose”. Ma cominciamo dal premio alla carriera, che è andato all’ottantasettenne regista, sceneggiatore e produttore francese Claude Lanzmann, che scherza sulla statuetta:

“È elegante, leggera, liscia. Ma può essere usata anche come un’arma, si può uccidere con quest’orso!”

Lanzmann è l’autore del documentario fiume del 1985 “Shoah”. Della durata di 9 ore e 30, considerata un’opera di fondamentale ricostruzione storica, “Shoah” raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti all’olocausto e ripercorre i luoghi della persecuzione nazista contro gli ebrei.

Quest’anno, a presiedere la giuria, è stato chiamato il regista di Hong Khong Wong Kar-wai, il cui film “The Grandmaster” ha aperto il festival fuori concorso:

“Ci sono stati scambi di idee ogni giorno, non abbiamo aspettato l’ultimo minuto per decidere e siamo tutti contenti del risultato”

1.27 L’Orso d’oro arriva presto per il regista trentaduenne rumeno Calin Peter Netzer, che è al suo secondo film.

Il film, realizzato con una tecnica da documentario, descrive un difficile rapporto madre-figlio e offre uno spaccato della borghesia rumena. La donna è pronta anche a ricorrere alla corruzione per salvare dal carcere il figlio che ha causato la morte di un bambino in un incidente stradale:

“L’idea è nata dalle chiacchierate col mio sceneggiatore riguardo al rapporto che avevamo avuto con le nostre madri – dice Netzer – Il punto di partenza è questo e poi abbiamo inventato la storia”.

Al regista tedesco Andreas Resen il compito di annunciare l’attribuzione dell’Orso d’Argento per la migliore interpretazione femminile all’attrice cilena Paulina García, protagonista di “Gloria” di Sebastián Leilo

Gloria è una donna divorziata di mezz’età che non si rassegna a restare sola e quindi si butta in un vortice di feste per singles e finisce per incontrare un uomo:

“Sono molto onorata e commossa – riconosce l’attrice – ma sento anche una certa responsabilità, riguardo al film e anche per gli attori, le attrici e il cinema indipendente del mio paese”.

Il premio per la migliore interpretazione maschile all’attore non professionista bosniaco Nazif Mujic è stato annunciato dalla realizzatrice danese Susanne Bier.

Mujic è l’interprete di “Un episodio nella vita di un cacciatore di ferraglia”, di Danis Tanovic, film che ha anche ottenuto il “Gran premio della giuria”.

Il film è basato su una storia vera accaduta agli stessi protagonisti del film. Dopo un aborto spontaneo una donna rom bosniaca rischia la setticemia e dovrebbe essere operata d’urgenza, ma siccome non è assicurata e non ha i soldi per pagare l’intervento, l’ospedale si rifiuta di accettarla.

“Non sapevo molto dei rom – dice Tanovic – In genere ti accorgi di loro quando si offrono di lavarti il parabrezza o li vedi chiedere l’elemosina. Quindi ho deciso di trascorrere un po’ di tempo con loro. Sono persone come tutti, vogliono vivere la loro vita, mandare i figli a scuola, portare soldi a casa, viaggiare. C‘è qualcosa di profondamente sbagliato nel sistema attuale, dovrebbe essere ridiscusso”.

Il regista auspica che questo film serva a riaprire il dibattito sulla discriminazione di cui soffre il popolo rom in diversi paesi d’Europa.

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