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Spending review: medicina amara per la sanità italiana

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Spending review: medicina amara per la sanità italiana

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La giornata comincia presto a casa di Gina e Luigi. Per un malato di Sclerosi laterale amiotrofica e per chi lo assiste, il rituale del mattino ha tempi lunghi. Gina e Luigi devono ancora abituarsi a questa nuova quotidianità. Sono passati appena sei mesi da quando hanno avuto la conferma della diagnosi. Dallo sportivo che era, ora Luigi si regge in piedi a stento, non muove il braccio sinistro e respira con difficoltà.

Eppure, non ha ancora diritto all’assistenza domiciliare che viene riconosciuta soltanto ai malati di Sla in stadio avanzato: di solito, a quelli che hanno già subito un intervento di tracheotomia.

Gina Brunori: “Economicamente, questa malattia è disastrosa: ti fa perdere completamente tutto quello che facevi prima. Se avevi un’attività, un qualcosa… finisce, finisce tutto”.

Luigi Brunori: “Più che altro, hai la sensazione di essere di peso. Cioè: è arrivata la malattia, ormai sei di peso per la società. Questa è la cosa che proprio senti forte”.

Oggi Luigi ha una visita in ospedale. Avventurarsi fuori casa è un percorso a ostacoli. Specie a Roma, dove abbondano le barriere architettoniche. Gina si è fatta prestare un furgoncino per caricare le due sedie a rotelle: quella pieghevole per i brevi tragitti, e quella più comoda dove Luigi trascorrerà diverse ore.

Le difficoltà di Gina e Luigi sono comuni anche ad alcuni genitori di figli disabili, che hanno manifestato davanti a Palazzo Montecitorio. Le spese sanitarie delle famiglie italiane per la non autosufficenza ammontano in media a 6.900 euro l’anno.

Toni Nocchetti, Associazione Tutti a scuola: “Noi siamo qui perché non abbiamo ancora sentito parlare di disabilità in campagna elettorale. Abbiamo sentito parlare di tutto: di calciatori, di alleanze, di desistenze, di dittature passate, di improbabili revoche dell’Imu, ma non abbiamo ancora sentito una parola da nessun candidato premier sulla disabilità. Eppure è un tema che riguarda oltre tre milioni di cittadini italiani”.

Il premier Monti ha sollevato un vespaio quando ha detto che il futuro della copertura sanitaria è a rischio. Nel 2011, il contributo pubblico è stato pari al 7,1% del Pil: più basso che in Francia, Germania e Regno Unito. Il problema è che l’economia italiana cresce troppo poco da troppi anni. E la sanità è finanziata al 75% con risorse pubbliche.

Federico Spandonaro, CEIS Università di Roma Tor Vergata: “Oggi non è più pensabile, con la situazione di debito pubblico del paese, che possa fare tutto il pubblico da solo, garantendo tutto gratuitamente all’intera cittadinanza. Credo che bisognerà trovare altre forme di sussidiarietà per salvaguardare l’universalismo, che è certamente una grande conquista, ma anche per rendere un po’ più moderno il sistema”.

In Lazio come in molte regioni italiane, è la sanità ad assorbire gran parte delle risorse. Ma i tagli minacciano gravi danni collaterali. Nell’ospedale San Filippo Neri, rischiano la chiusura due reparti che sono il fiore all’occhiello della sanità nel centro Italia: la neuro e la cardio chirurgia.

Massimo Santini, responsabile dipartimento Malattie cardiovascolari, San Filippo Neri: “In realtà è mancata la condivisione della programmazione. Perché gli organi tecnici reali, quelli che stanno sul territorio, quelli che fanno l’assistenza, quelli che parlano con i pazienti, quelli che parlano con i parenti, quelli che conoscono la reale problematica assistenziale, non sono stati consultati. Viene calata “top down”, come al solito, una decisione tecnica, da tecnici della finanza più che da tecnici della sanità”.

Nell’attesa che venga eletto un nuovo consiglio regionale, i tagli nel Lazio sono sospesi. Ma il blocco delle assunzioni costringe i medici a svariate ore di straordinario non retribuite. E i tariffari fermi al 1997 provocano assurde distorsioni tra il Lazio e altre regioni. Un esempio: il costo della radiochirurgia.

Maria Alessandra Mirri, Radioterapia, San Filippo Neri: “Nella regione Lazio ci vengono rimborsati 600 euro, nella regione Lombardia 9000 euro. Quindi il paziente che dalla regione Lazio va alla regione Lombardia, non solo la regione Lazio lo paga 9000 euro, ma i famigliari del paziente pagano di tasca loro tutto lo spostamento, tutto il fatto di stare su, lo scomodo del paziente… lo scomodo: il trauma del paziente che non sta bene e che deve andare su. Quindi è un costo pazzesco!

euronews: “E perché il paziente del Lazio va in regione Lombardia per farsi la radioterapia?”

Maria Alessandra Mirri: “Perché noi abbiamo le liste di attesa. Perché noi adesso i macchinari ce li abbiamo, ma non abbiamo il personale. Per cui tutte le macchine di tutti i centri del Lazio lavorano metà di quello che potrebbero lavorare”.

Nel reparto di Pneumologia ritroviamo Luigi. E’ venuto a provare un ventilatore che lo aiuterà a respirare meglio la notte.

Per la Sla, ancora non esiste una cura. Ma una migliore coordinazione tra le strutture socio-sanitarie che assistono i pazienti sarebbe un
grosso aiuto per Gina e Luigi. E per tutte le persone che, come loro, combattono malattie gravemente invalidanti.