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Proteste contro Goodyear in Francia per chiusura impianto

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Proteste contro Goodyear in Francia per chiusura impianto

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Per Goodyear – in inglese, letteralmente, “buon anno” – sarà tutt’altro che una buona annata. In particolar modo per gli operai francesi del gigante degli pneumatici, che martedì hanno protestato fuori dalla sede dell’azienda americana a Parigi contro la chiusura dell’impianto di Amiens. Oltre 60 miliardi di euro all’anno dal 2007 le perdite dichiarate dall’impianto. Ma, tra i 1200 che rischiano il posto, sono in tanti a non crederci.

“I numeri che ci hanno dato sono falsi”, accusa Michael Wanen del sindacato CGT. “Sono deliberatamente truccati per giustificare la chiusura, mentre il gruppo ha appena annunciato 700 milioni di dollari di profitti netti. Non è un’azienda che soffre la crisi Goodyear. Le imprese ingrassano e le uniche variabili che trovano da aggiustare sono i salari e i licenziamenti”.

Dall’inizio della crisi la fabbrica è stata al centro di una battaglia su aumenti di produttività ed esuberi che, negli anni, ha sempre visto vittoriosi i sindacati. Nel 2011 l’ultima possibilità – la vendita agli americani di Titan addolcita da un pacchetto di dimissioni volontarie e nuovi investimenti – era naufragata anch’essa per l’opposizione ad oltranza delle sigle.

In seguito all’annuncio, la chiusura dell’impianto di Amiens è diventato un caso politico. Il governo, dopo che Titan si è nuovamente chiamata fuori da un possibile acquisto, promette un nuovo compratore in tempi brevi.

Non facile, però, vista la rigidità delle leggi sul lavoro in Francia, caratteristica che ha portato il rapporto del Forum di Davos a parlarne addirittura in termini di “svantaggio competitivo”. Senza contare che fu proprio ad Amiens che Francois Hollande si presentò, in campagna elettorale, per promettere la difesa dei posti di lavoro.