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La difficile ripresa delle pmi dell'Emilia Romagna

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La difficile ripresa delle pmi dell'Emilia Romagna

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Nel maggio 2012 una serie di scosse sismiche fa tremare il Nord Italia. A essere colpita è in particolare la parte orientale dell’Emilia-Romagna, in un’area tra le più industrializzate del Paese, dove si produce circa il 2 percento del Prodotto Interno Lordo.

Oltre a provocare vittime, 27 i morti, il terremoto acuisce la crisi delle piccole e medie imprese, spina dorsale dell’economia nazionale.

La provincia di Modena paga il prezzo più alto di quello che è stato definito “terremoto industriale”.

Luciano Galavotti è titolare di una torneria con 8 dipendenti. Produce cilindri oleodinamici per importanti aziende italiane. Il suo capannone di Medolla è andato distrutto. A Mirandola, dove lavora temporaneamente, ci spiega le complicazioni del lavoro di tanti piccoli imprenditori come lui.

“Con il terremoto diciamo che si è acuita quella che era la difficoltà nei pagamenti alla fine mese, specialmente i pagamenti delle fatture, insoluti e diciamo nella liquidità in generale delle aziende”, spiega Galavotti.

La meccanica è uno dei fiori all’occhiello di questa regione, dove il tessuto produttivo si basa su una fitta rete di aziende piccolissime e medio-grandi, ad alta vocazione innovativa.

Margherita Russo insegna Politica economica all’Università di Modena e Reggio Emilia. Anima di “Officina Emilia” – museo-laboratorio di Modena che promuove la conoscenza del contesto socio-economico e tecnologico – ci descrive questi distretti industriali così specifici.

“E’ forse questa la particolarità di questo tessuto produttivo: la capacità di rispondere a esigenze particolarissime, in qualsiasi settore, dall’alta moda alle macchine per il packaging, dal settore automobilistico alla realizzazione di apparecchiature per il settore sanitario”, sostiene Russo.

La Bellco (Bella Compagnia) è leader nella produzione di macchine per dialisi e disposable, ha circa 300 dipendenti. L’Emilia-Romagna è non solo terra dei motori, della ceramica e dell’agroalimentare, ma anche del biomedicale. A Mirandola c‘è il più grande distretto in Europa, secondo nel mondo solo a Los Angeles e Minneapolis.

A crearlo negli anni Sessanta fu un lungimirante farmacista, Mario Veronesi. Oggi la cosiddetta “Plastic Valley” conta oltre cento imprese e un fatturato annuo di oltre ottocento milioni di euro.
Il settore soffre meno di altri la crisi, ma, come ci spiega il presidente di Bellco, Antonio Leone, le difficoltà ci sono.

“Il primo problema è i termini di pagamento del sistema pubblico”, dice Leone. “Siamo arrivati a livelli intollerabili. Abbiamo per esempio ricevuto dei soldi dal governo spagnolo che forse è in condizioni finanziarie peggiori delle nostre ma non abbiamo ricevuto salvo qualche piccolo esempio incassi dei grossi volumi di crediti che abbiamo verso il sistema pubblico. Il piccolo fornitore o nostro subfornitore di cui quest’area è piena ha grossi problemi a trovare le linee di credito per ricostruire i danni e le aree produttive da terremoto e ha grossi problemi con i crediti di oramai tra i 300 e 500 giorni”.

In alcune regioni va anche molto peggio e la speranza è nella corretta implementazione della recente Direttiva europea sui ritardi dei pagamenti.

Intanto però alcune stime nazionali riportano alla realtà: in Italia nel 2012 ha chiuso un migliaio di imprese al giorno. E si teme per quelle nelle aree colpite. Il sisma ha danneggiato circa 10.000 aziende. Si teme che molte, già in crisi, non riaprano.

“L’appello che rivolgiamo anche alle imprese è quello di farsi carico di un senso di responsabilità forte per continuare a mantenere le loro attività produttive sul nostro territorio”, dice Vanni Ficcarelli della CGIL di Modena, “mentre purtroppo abbiamo alcuni segnali che ci dicono che molti imprenditori non avranno intenzione di riaprire e quindi aggiungendo danno al danno”.

Le immagini delle forme di formaggio accatastate e distrutte hanno fatto il giro del mondo. Decantato dal Boccaccio a metà del Trecento, il Parmigiano-Reggiano è il Re dei Formaggi e di quella “Food Valley” dove nascono, tra gli altri, l’Aceto Balsamico e il Prosciutto di Parma.

Per il terremoto sono piovute circa 600.000 forme, in parte distrutte, in parte recuperate e trasformate in fusione. La stima dei danni: oltre 100 milioni di euro.

“Stavo praticamente uscendo da questi due grossi scaloni quando ho alzato gli occhi e ho visto proprio le forme dall’alto che cominciavano a venire giù”, racconta Fausto Gobbini, un dipendente del caseificio di Novi di Modena. “Dopo una ventina di giorni quando hanno dato l’ok per ricominciare ho sentito che l’azienda ha ricominciato a lavorare quindi questo era già un buon segnale”.

Fausto Gobbini il 29 maggio era come sempre al lavoro al caseificio di Novi (Caseificio Razionale Novese, a Novi di Modena), dove sono crollate 80.000 forme. Per riprendere in fretta, il presidente Germano Tosi dopo il terremoto ha deciso di andare avanti con risorse proprie.

Poi sono iniziati gli acquisti del Parmigiano-Reggiano “solidale”, in vendita nei supermercati e online, a sostegno dei caseifici colpiti.

“La nostra preoccupazione era quella come andare avanti dopo”, afferma Germano Tosi, Presidente della Cooperativa Razionale Novese, “perché il nostro prodotto era molto distrutto allora abbiamo chiesto subito degli aiuti per potere andare avanti e in un primo momento noi abbiamo trovato disponibilità a voce le banche, poi dopo invece non tutte hanno avuto qualche problemino però noi siamo andati la grande volontà che abbiamo avuto, abbiamo voluto andare avanti lo stesso e a quel punto abbiamo avuto tanta solidarietà”.

Il terremoto ha fatto tremare la base produttiva della regione, ha danneggiato circa diecimila imprese – con una controversa stima dei danni – e arricchito l’esercito dei disoccupati. E per un 2013 che sarà ancora in salita – almeno secondo la Camera di Commercio – il milione di euro raccolto grazie agli “acquisti solidali” a favore della quarantina di caseifici colpiti dal sisma rappresenta un buon auspicio.