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Berlinale. Mezzogiorno di fuoco alla russa

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Berlinale. Mezzogiorno di fuoco alla russa

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“A Long and happy life” è il primo film russo in concorso, quest’anno, alla Berlinale. Una vita lunga e felice è un western alla russa, racconta una storia di corruzione, avidità e orgoglio ambientata nel nord rurale del paese. L’ispirazione viene da un film culto del 1952:

“Non si tratta semplicemente di un remake di ‘Mezzogiorno di fuoco’ – dice il regista Boris Khlebnikov – è una rivisitazione alla russa dell’opera di Fred Zinneman. Quando ho cominciato a lavorare alla trasposizione, mi sono reso conto di come non fosse possibile tratteggiare un personaggio come il male assoluto e un altro come il bene assoluto, perché nella cultura russa, questi due elementi si mescolano continuamente”.

La pellicola è stata girata nella regione di Murmansk, nella Russia nord-occidentale in un piccolo villaggio chiamato Umba.

L’attore Alexander Yatsenko è Sascha, leader della comunità rurale che è costretto a fare marcia indietro sulla vendita di un terreno al governo, visto che gli altri contadini si rifiutano di essere sfrattati. Questa rinuncia avrà conseguenze disastrose.

Il film è anche una parabola sul presente della Russia, come spiega il direttore della fotografia Pavel Kostomarov:

“C‘è uno slogan molto popolare che dice: Rivoluzione o morte. La nazione è a un bivio, fra la decadenza morale e la morte, causata dai ladri che sono al potere, o la rivoluzione, con un cambiamento di sistema politico. Non so cosa ci riserverà il futuro, ma qualunque cosa avvenga, vedo arrivare il cambiamento molto in fretta”.

“Una vita lunga e felice” è l’ultimo pezzo di una trilogia che Khlebnikov ha dedicato all’inevitabilità della scelta. Girato in luce naturale con una macchina da presa digitale, il film potrebbe strappare almeno un premio per la fotografia.