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L’accordo internazionale sul nuovo tribunale per il brevetto unitario europeo sarà firmato dai ministri europei a margine del Consiglio competitività il 19 febbraio.
Anche l’Italia, che fino ad ora era rimasta fuori dal nuovo sistema, potrebbe firmare l’accordo, secondo il giornale “European Voice”.

Il governo Berlusconi aveva protestato per l’esclusione dell’italiano, perché le domande di brevetto europeo possono essere presentato solo in francese, tedesco, inglese. Ma nonostante l’opposizione di Italia e Spagna, il brevetto europeo era stato approvato a dicembre tra tutti gli altri stati europei.

Prima delle elezioni, Mario Monti potrebbe far aderire l’Italia al nuovo regime brevettuale, un gesto atteso in particolare da Confindustria che ha evidenziato la forte esigenza delle imprese italiane di non essere escluse dal nuovo sistema brevettuale unitario e la necessità di poter contare su un sistema di risoluzione delle controversie unitario.
Abbiamo intervistato il Direttore Generale di Confindustria, Marcella Panucci.

Margherita Sforza, euronews:
“L’Italia è solo decima nella classifica mondiale per numero di brevetti registrati nel 2011.
A livello europeo è dietro Germania, Francia, Gran Bretagna e dietro la Svizzera, che pur non fa parte dell’Unione europea. Ma soprattutto l’Italia ha registrato un numero di brevetti che è circa 7 volte inferiore a quello della Germania. Come spiega questo divario?”

Marcella Panucci, Direttore Generale di Confindustria:
“E’ paradossale che in un Paese come il nostro, con una base industriale composta da migliaia di imprese dinamiche e creative, fortemente orientate all’esportazione, vere e proprie eccellenze nel relativo settore a livello mondiale, meno della metà ricorre alla tutela della proprietà industriale e, quindi, alla difesa del proprio core business.

Il divario esistente con il resto d’Europa è frutto in particolare della carenza in Italia di risorse organizzative ed economiche destinate a sostenere le imprese nello sfruttamento delle innovazioni create in azienda.
A ciò si aggiunge una scarsa consapevolezza all’interno dello stesso sistema produttivo della capacità dei diritti di proprietà intellettuale, se correttamente protetti, di incrementare i profitti dell’impresa.

Nell’ottobre del 2008, insieme al Ministero dello Sviluppo Economico, Confindustria ha sottoscritto un Protocollo d’intesa per la valutazione economico-finanziaria dei brevetti, con l’obiettivo di valorizzare la capacità di innovare. Questa nuova metodologia potrà essere sperimentata mediante l’utilizzo delle risorse del Fondo Nazionale Innovazione per le PMI, che è da poco divenuto finalmente operativo. A brevettare di piu’ in Italia sono soprattutto le industrie spaziali; il settore chimico-farmaceutico; le biotecnologie; l’ industria elettronica (anche con riguardo a servizi del commercio elettronico e in rete); il settore automobilistico e dei motori.

Margherita Sforza, euronews:
“L’Italia è fuori dal nuovo brevetto europeo, recentemente approvato dopo oltre 30 anni di discussioni. Un’occasione persa per le imprese italiane?”

Marcella Panucci, Direttore Generale Confindustria:
“La mancata adesione dell’Italia al nuovo sistema determinerà dei costi aggiuntivi per le imprese italiane che brevettano. Queste ultime saranno costrette a sostenere due procedure di registrazione, quella per ottenere il brevetto unitario europeo e quella per il rilascio del brevetto nazionale, con duplicazione dei relativi costi.

Vi è poi un’altra conseguenza, più indiretta ma molto pericolosa per il nostro Paese .Nella situazione che si sta delineando, le grandi multinazionali interessate al mercato europeo saranno incentivate a proteggere le proprie invenzioni solo attraverso il nuovo brevetto unitario, e non anche attraverso un brevetto italiano, con il rischio per l’Italia di trasformarsi in una sorta di “zona franca” di contraffazione. Senza considerare, inoltre, le conseguenze che questo “isolamento commerciale” potrà avere sulle stesse scelte di investimento dei Paesi terzi, in termini di ulteriore perdita di capacità di attrarre investimenti da parte del nostro paese”

Margherita Sforza, euronews:
“Ritiene che il nuovo sistema europeo introduca maggiore trasparenza nel sistema giudiziario, quando le imprese finiscono in tribunale per difendere le proprie invenzioni?”

Marcella Panucci, Direttore Generale Confindustria: “Oggi un’impresa cha ha depositato un brevetto, ad esempio, in Francia, Inghilterra e Italia, in caso di controversie deve intentare tre cause, una in ciascun paese, con spese enormi (soprattutto nei paesi anglosassoni), al punto che spesso le Pmi preferiscono non perseguire i presunti contraffattori.
Con il nuovo meccanismo giurisdizionale unico questa situazione finalmente cambierà e attraverso un solo procedimento giudiziale si potrà arrivare a una sentenza valida in tutti i Paesi partecipanti all’accordo. Certamente si tratta di un’opportunità che, se adeguatamente sfruttata, aiuterà le imprese, anche italiane, ad essere più competitive. Per arrivare a questo, però, occorre che le imprese siano informate e supportate adeguatamente: da qui il ruolo fondamentale degli uffici brevettuali nazionali e delle stesse associazioni imprenditoriali.

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