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W Imie, in nome del, è il controverso film della regista polacca Malgoska Szumowska presentato alla Berlinale che sta facendo discutere al festival del cinema.
I temi trattati sono urticanti: l’omosessualità di un prete, ma soprattutto la solitudine a cui è costretto un sacerdote. 4 anni di gestazione, due anni di lavorazione e un anno di montaggio per un’opera che rifugge qualsiasi sensazionalismo come spiega la stessa regista Szumowska: “Ho fatto questo film per difendere l’altro e il suo diritto ad amare. Anche un prete a diritto ad amare”.

Ovviamente questo film ha scatenato polemiche feroci in Polonia, ma non tante come ci si sarebbe aspettato. Più di tutto questo film ha scatenato un dibattito. Che è poi ciò che la cultura dovrebbe fare.

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