ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Medio Oriente: la guerra fredda di sunniti e sciiti

Lettura in corso:

Medio Oriente: la guerra fredda di sunniti e sciiti

Dimensioni di testo Aa Aa

È la prima visita ufficiale in Egitto di un capo di Stato iraniano da 30 anni a questa parte. A conferma di un disgelo che è iniziato con l’elezione di Mohamed Morsi.

Anche questi si era recato in Iran in agosto, infrangendo un tabù che resisteva da 34 anni.

Nei 30 anni di regno di Mubarak, l’Egitto, fedele alleato degli Stati Uniti, era anche accerrimo nemico dell’Iran islamista.

La rottura delle relazioni tra i due Paesi rimonta al 1979, all’indomani della rivoluzione islamica e alla firma del trattato di pace tra Egitto e Israele.

È proprio in Egitto che invece lo scia, cacciato dalla rivoluzione, trova asilo.

A allargare il fossato tra i due Paesi, la scelta di Teheran di dedicare un viale all’assassino di Sadat.

In occasione dell’ultima conferenza islamica, l’Iran è stato il solo dei 57 Paesi partecipanti a protestare contro l’esclusione di Damasco.

Nel mondo musulmano la corrente sunnita è largamente maggioritaria.

In Iran, invece, la corrente sciita è maggioritaria.

I sunniti rappresentano l’80% . Gli sciiti invece il 15%

Siria e Bahrein sono due casi a parte. La Siria, a maggioranza sciita, è dominata dagli alauiti del clan Assad. Il Bahrein, invece, si regge su una monarchia sunnita, mentre il 60% della popolazione appartiene alla corrente sciita.

La strategia iraniana nel sostenere la Siria è evidente, preservare il blocco sciita che dall’Iran, passando per Irak e Libano, va fino al Mediterraneo.

E in Bahrein, Teheran è sospettata di sostenere nell’ombra la contestazione sciita contro la monarchia del Paese.

Dopo la caduta dell’Irak, Teheran cerca non solo di preservare ma di estendere la propria influenza nella regione.
La maggioranza dei Paesi sunniti cerca di contenerlo. Una guerra fredda che potrebbe esplodere in qualsiasi momento.