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Fernando Vallespín: gli spagnoli vogliono moralità politica

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Fernando Vallespín: gli spagnoli vogliono moralità politica

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Un anno dopo il suo arrivo al potere, il capo del governo spagnolo Mariano Rajoy deve affrontare uno scandalo senza precedenti. Coinvolto in una vicenda di corruzione, che si è trasformata in crisi politica, Rajoy sabato ha deciso rompere il silenzio
per difendere la propria immagine di uomo integro e trasparente. Rajoy però si è rifiutato di rispondere
alle domande dei giornalisti che hanno potuto soltanto riprendere il suo discorso: “Non mi servono altro – da dichiarato ai media – che due parole: è falso. Non ho mai ricevuto o maneggiato fondi neri. Né in questo partito né da altre parti. Mai. Lo dico ancora una volta: è falso”.

Il caso Barcenas scoppia lo scorso 18 gennaio. Il quotidiano El Mundo scrive che l’ex tesoriere del Partito Popolare Luis Barcenas avrebbe distribuito in vent’anni bustarelle da 5000 a 15000 euro ai dirigenti del partito. Soldi provenienti da imprese private. El Mundo assicura però che Mariano Rajoy non è coinvolto, ma giovedì scorso il quotidiano El País approfondisce la vicenda pubblicando foto dei conti manoscritti. Secondo le immagini, tra il 1997 e il 2008 Mariano Rajoy avrebbe ricevuto pagamenti per un totale di oltre 25mila euro all’anno.

Domenica arriva la reazione dell’opposizione spagnola. Alfredo Pérez Rubalcaba, leader del Partito socialista, chiede a gran voce le dimissioni del premier: “Abbiamo chiesto a Rajoy di lasciare la presidenza del governo e di fare spazio a un nuovo presidente che possa restaurare la forza, la credibilità e la stabilità di cui il nostro Paese ha bisogno”.

Per la maggioranza degli spagnoli questa vicenda è la classica goccia che fa traboccare il vaso. Il Paese è stangolato da politiche di massimo rigore e la disoccupazione supera il 26%. La promessa di Rajoy di rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi non calma le acque.

“Non è sufficiente che mostri la sua dichiarazione dei redditi – dice Miguel Gomez, trent’anni – perché stiamo parlando di soldi in nero! Quello che occorre fare è chiedere le sue dimissioni in modo che chi siede in una posizione pubblica possa dare un esempio. Loro invece stanno facendo tutto l’opposto”.

Gli spagnoli ne hanno abbastanza di scandali simili. Come quello che riguarda Iñaki Urdangarin. Sospettato di aver distratto diversi milioni di euro di fondi pubblici, il genero del re, il prossimo 23 febbraio, dovrà presentarsi per la seconda volta davanti ai magistrati spagnoli.

Beatriz Beiras, euronews:
“In collegamento con euronews Fernando Vallespín, docente di scienze politiche presso l’Università Autonoma di Madrid, ex presidente del Centro di Studi sociologici e collaboratore del quotidiano El País. Il leader dell’opposizione, il socialista Alfredo Pérez Rubalcaba, ha chiesto le dimissioni del premier e che Mariano Rajoy lasci il posto a un altro capo di governo. Lei è d’accordo con questa richiesta? O la maggioranza assoluta del Partito Popolare basterà a salvare Mariano Rajoy?”

Fernando Vallespín:
“Credo che la maggioranza assoluta del Partito Popolare non sia sufficiente a salvare la posizione che occupa in questo momento Mariano Rajoy. Però, d’altra parte, le dimissioni potrebbero forse essere una scelta troppo precipitosa. Credo che gli si debba dare un minimo di presunzione d’innocenza. Rajoy ha negato categoricamente tutte le accuse e dovremo attendere per vedere fino a che punto il fatto che Rajoy abbia avvallato quanto fatto dal suo partito, non soltanto da lui medesimo, lo coinvolgerà perché evidentamente molte delle cose rivelate dalla stampa sono risultate certe. Per questo Rajoy si trova di fronte a una situazione veramente complessa”.

Beatriz Beiras, euronews:
“Lo scandalo provocato dalle rivelazioni pubblicate da El País, in merito ai presunti pagamenti alla cupola del partito Popolare, è scoppiato in piena crisi economica, con milioni di spagnoli disoccupati e in più con il genero del re, Iñaki Urdangarín, accusato di essersi arricchito illegalmente. La Spagna si trova davanti a una crisi istituzionale che interessa anche la Corona?”

Fernando Vallespín:
“Credo che non ci sia il minimo dubbio che la Spagna sia di fronte a una grave crisi istituzionale
provocata e, in qualche modo, accelerata da una situazione di crisi, come ha detto Lei. Occorre tener conto che in Spagna il numero dei disoccupati da diversi anni sta crescendo senza freni, che la situazione sociale in alcuni settori è quasi insopportabile e che, d’altra parte, la fiducia nelle istituzioni, tra cui quella nei partiti politici, è drasticamente diminuita. Pertanto questi casi di corruzione vanno a sommarsi a una situazione di malessere che è molto più generale di quella realmente provocata da questi scandali. Lei ha menzionato il caso Urdangarín, un caso importante. Credo che in Spagna ci sia davvero un prima e un dopo il caso Urdangarín per quello che riguarda la valutazione della corruzione e che, a partire da lì sia nata una ‘tolleranza zero’ davanti a simili tipologie di comportamento. Possiamo dire che ora la nostra coscienza morale oggi si è sviluppata tanto quanto quella scandinava rispetto a questioni di etica pubblica e questo per il Partito Popolare è un problema enorme. Perché la gente non sopporterà che ancora una volta casi simili si trascinino. La gente chiede sentenze ferme, vuole spiegazioni”.

euronews:
“Come comclusione si può dire che la tappa storica che si aprì con la Transizione, dopo la dittatura di Franco, si è conclusa?”

Fernando Vallespín:
“Sì, categoricamente. Siamo alla fine di un ciclo. La democrazia spagnola deve essere reinventata. In gran parte anche perché ci sono una serie di sfide più attuali, come il catalano, che esigono una revisione della nostra Costituzione. La nostra carta costituzionale è nata più di 30 anni fa. Credo sia giunto il momento di cercare il consenso su un nuovo patto costituzionale e porre su basi nuove le fondamenta di quella che dovrebbe essere una nuova fase dell’ancor giovane democrazia spagnola”.