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Ali Akbar Salehi: la fine di Assad minerebbe l'integrità della Siria

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Ali Akbar Salehi: la fine di Assad minerebbe l'integrità della Siria

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Israele, Siria, programma nucleare. Il ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi, ne ha parlato con Euronews a margine di una conferenza sulla sicurezza in Germania.

James Franey, euronews:
L’Iran e la Siria affermano che risponderanno all’attacco aereo di Israele contro un centro di ricerca militare siriano. E’ vero?

Ali Akbar Salehi, ministro degli Esteri iraniano:
Non ho sentito dire da nessuno che risponderemo, ma ciò che noi abbiamo detto è che quanto ha fatto Israele è grave. Questo attacco aereo lo definirei un intervento che danneggia un altro Paese, un altro popolo, un intervento che non è autorizzato dalle convenzioni internazionali e dalle convenzioni dell’ONU. Quindi quello che ha compiuto Israele è contrario alle norme internazionali e potrebbe avere gravi conseguenze.

euronews:
Di che tipo?

Salehi:
Quando dico gravi conseguenze intendo dire che la Siria si trova in una regione molto delicata e se questa crisi si diffonde in altri Paesi, allora ci troveremo di fronte a un vasto incendio che brucerà tutto, come diciamo in Iran. Voglio dire che la crisi se si estende ai Paesi vicini avrà conseguenze su tutti.

euronews:
In che modo, chi alimenterebbe l’incendio?

Salehi:
Attraverso queste azioni portate avanti dal regime sionista.

euronews:
Per la precisione, loro negano di aver compiuto un attacco aereo.

Salehi:
Lo negano? No, hanno ammesso di aver compiuto un attacco aereo.

euronews:
Non è quello che mi è stato detto in via ufficiale a margine della conferenza.

Salehi:
Noi stiamo basando le nostre informazioni sulle notizie ricevute dal governo siriano. Anche l’ONU ha risposto sulla questione, il segretario generale dell’ONU. Se ciò non è avvenuto com‘è possibile che il segretario generale dell’ONU abbia preso posizioni a riguardo

euronews:
Parliamo della situazione in Siria, se Assad come molti sperano in Occidente, cade, cosa crede che accadrà?

Salehi:
Sicuramente questo porterà a un vuoto e se ci sarà un vuoto in Siria, allora l’integrità del Paese sarà minacciata e non saremo sicuri che la Siria continuerà a essere un Paese unito.
Ciò sarà fonte di instabilità e avrà un impatto su tutta la regione, probabilmente fino all’Asia centrale. Perché l’unica soluzione che secondo noi può condurre a una risoluzione della questione è che il governo e l’opposizione si siedano assieme e risolvano il problema all’interno della comunità siriana, coinvolgendo il popolo siriano. In altre parole, la soluzione deve essere tutta siriana.
Non dobbiamo aspettarci che tale questione sia risolta attraverso prescrizioni scritte, già preparate all’esterno della Siria e che poi si cerca di imporre al popolo siriano. Non funzionerà.

euronews:
Il vice-presidente statunitense, Joe Biden, ha detto in questa conferenza che l’offerta di negoziati diretti
con gli Stati Uniti resta aperta se l’Iran si impegna. Lei accoglierebbe tali negoziati?

Salehi:
Per quanto riguarda i negoziati sul nucleare, non ci sono limiti.

euronews:
Stavo per chiederle quali fossero i limiti per voi.

Salehi:
Questo negoziato può svolgersi solo quando avremo le garanzie sufficienti che stavolta gli Stati Uniti si faranno avanti con intenzioni oneste, perché le nostre esperienze precedenti purtroppo hanno mostrato il contrario.

euronews:
Questo è ciò che vi ha fatto decidere di continuare con il programma di arricchimento dell’uranio. Vediamo la situazione dalla prospettiva iraniana e diciamo per ipotesi che stiate cercando di raggiungere i mezzi per costruire l’arma atomica: sentite il segretario alla difesa di Obama, Chuck Hagel, dire che sul tavolo ci sono tutte le opzioni, compresa quella militare, poi c‘è Israele che forse ha l’arma nucleare, inoltre osservate ciò che fanno gli Stati Uniti nella regione. In base a tutto questo voi proseguireste su questo cammino? Per voi è dunque una questione di sopravvivenza?

Salehi:
Abbiamo detto, sempre, fin dall’inizio che l’arma nucleare non è prevista nella nostra dottrina di difesa, per una serie di motivi. Uno di questi sono i nostri canoni religiosi e i principi della nostra fede. Il nostro leader inoltre ha emesso una fatwa che proibisce a chiunque di dedicarsi allo sviluppo delle armi nucleari nel nostro Paese.
L’altro aspetto, quando osserviamo la questione da un punto di vista pragmatico, è questo: supponiamo che l’Iran sviluppi una, due, tre bombe rudimentali, può davvero competere con un Paese come gli Stati Uniti? Può essere sullo stesso livello di Paesi che hanno lavorato allo sviluppo di armi nucleari per decenni? Certo questo non sarà un deterrente per noi, perché con i nostri vicini non abbiamo problemi.

euronews:
Molti esperti dicono spesso sui media occidentali e altrove che la politica estera iraniana punta a cancellare Israele dalla cartina geografica. Quindi ho di fronte un’affermazione chiara e inequivocabile completamente falsa?

Salehi:
Vede, noi non riconosciamo lo Stato di Israele, ma non abbiamo mai parlato di annientare qualcuno. Per quanto riguarda le armi di distruzione di massa, abbiamo escluso questo diritto.

euronews:
Si candiderà per la presidenza iraniana?

Salehi:
Non sono adatto per questo lavoro.

euronews:
Quindi lei esclude di candidarsi alle prossime elezioni?

Salehi:
Non so se sarò rimosso, dipende dal presidente che verrà, potrebbe confermarmi o meno.