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Messico: brucia la torre Pemex, esclusa ipotesi sabotaggio


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Messico: brucia la torre Pemex, esclusa ipotesi sabotaggio

Un grattacielo di 52 piani sventrato, 32 vittime, oltre 100 feriti. È il bilancio dell’esplosione che giovedì ha distrutto il quartier generale della compagnia petrolifera Pemex, a Città del Messico.

Lo scoppio, avvenuto nell’edificio che ospita i servizi amministrativi, ha provocato il crollo dei primi tre piani e costretto alla fuga migliaia di impiegati.

L’ipotesi attentato è stata scartata della Protezione Civile che parla di un possibile accumulo di gas in una cabina elettrica, eventualità che non è stata ancora confermata.

“Non è stato un attentato – racconta un superstite – Io non la penso così, perché è stato improvviso. Non c‘è stata alcuna esplosione, non ho sentito un’esplosione. È crollato tutto all’improvviso”.

Nella serata di giovedì, Enrique Pena Nieto ha visitato i feriti in ospedale, poco dopo aver dichiarato 3 giorni di lutto nazionale.

Il presidente del Messico è di fronte alla scelta più difficile dalla sua elezione. Il suo Paese, settimo produttore di petrolio al mondo, ha una compagnia pubblica da rifondare e molti privati pronti a mettere le mani sull’oro nero messicano.

Una settimana fa, parlando della Pemex, tenne a sottolineare che non sarà mai privatizzata.

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