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Iran: arrestati giornalisti dissidenti

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Iran: arrestati giornalisti dissidenti

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Sono saliti a 16 i giornalisti arrestati in Iran in soli cinque giorni. L’accusa, per tutti, è quella di aver collaborato con testate estere, in lingua persiana, definite anti-rivoluzionarie. Nell’ultima settimana la censura del regime di Teheran sembra essersi fatta ancora più stretta e, secondo gli osservatori
internazionali, sarebbe motivata dall’avvicinarsi della prossima scadenza elettorale. A giugno infatti gli iraniani dovranno recarsi alle urne per eleggere il prossimo presidente e il regime tenta in ogni modo di stroncare l’opposizione. Duecento finora i colleghi dei giornalisti arrestati che hanno firmato una petizione per il loro rilascio.

Reihaneh Mazaheri, euronews:

“Reporter senza frontiere, che ha accusato ripetutamente la Repubblica Islamica d’Iran di violare la libertà d’espressione, in un comunicato
ha reagito alla nuova ondata di repressione contro i giornalisti in Iran. Reza Moini, responsabile di Reporter senza Frontiere di Iran, Tajikistan e Afghanistan è collegato con noi da Parigi. Moini, tre giorni dopo la nuova ondata di arresti, il ministro dell’Intelligence iraniano ha accusato coloro che sono stati arrestati di aver collaborato con ‘media in lingua persiana’ fuori dall’Iran. Ha poi dichiarato che gli arresti continueranno. Quali pensa siano le vere ragioni di questi arresti?”

Reza Moini:

“Nella dichiarazione rilasciata dopo la giornata in cui sono stati effettuati gli arresti, il giorno che ora viene chiamato ‘Domenica nera’, abbiamo detto che esiste la possibilità di ulteriori fermi e ci dispiace che il ministro dei servizi segreti iraniani continui sulla stessa linea tenuta per anni. Continua a
rivolgere le stesse accuse ai giornalisti e questa, dal nostro punto di vista, non è la risposta migliore alla crisi in Iran. Il fatto è che, a dispetto di tutte quelle linee rosse e di tutta la censura esistente, i giornalisti in Iran stanno continuando a fare informazione e questo, nonostante tutti i limiti, il regime della Repubblica islamica non lo tollera”.

euronews:

“Assieme a Reporter senza Frontiere, Human Rights Watch e più di duecento giornalisti iraniani che vivano nel Paese o all’estero è stato stilato un documento di protesta contro gli arresti. Una simile reazione porterà cambiamenti nel comportamento del regime iraniano?”

Reza Moini:

“Proprio quest’anno cade il trentaquattresimo anniversario dell’arrivo al potere dell’Ayatollah Khomeini in Iran. In questi 34 anni, la repressione dei giornalisti c‘è sempre stata ma, la cosa più importante è non rimanere in silenzio. In casi simili tutte le organizzazioni per i diritti umani e i giornalisti iraniani possono sicuramente rivestire un ruolo importante protestando contro l’arresto dei colleghi. Dovremmo sottolineare il fatto che, 34 anni dopo l’inizio della dominazione islamica, l’Iran sfortunatamente è una delle prigioni più grandi al mondo per i giornalisti. Ad oggi sono 62, bloggers compresi, quelli in carcere”.

euronews:

“Oltre allo stilare una dichiarazione, quali altre misure Reporter senza frontiere prenderà per evitare
nuovi giri di vite?”

Reza Moini:

“Il nostro dovere è raccontare e diffondere i fatti che riguardano la libertà d’espressione, la libertà di stampa e d’informazione. Due giorni fa Reporter senza frontiere ha stilato la classifica mondiale della libertà di stampa e, su 179 paesi, l’Iran è il 179esimo”.

euronews:

“Dobbiamo aspettarci un’altra ondata di giornalisti
costretti a lasciare il loro Paese?”

Reza Moini:

“Sfortunatamente qualsiasi sistema di repressione
costringe sempre qualcuno a lasciare il Paese. Molti giornalisti sono stati convocati e arrestati a Teheran
e in altre città. Soltanto nella capitale sedici persone sono state finora arrestate. Credo che questa nuova ondata di arresti possa essere il preludio a una maggiore repressione per i giornalisti, costringendo molti di loro a lasciare il Paese”.